"Un taglio col passato. Con la crisi è giusto evitare arredi costosi"

Parla l'esperto, Gaetano Castelli, l'architetto autore della scenografia di Sanremo: "Avrei spostato il palco ancora più tra la gente"

Il paragone può sembrare irriverente ma lui lo dice con cognizione di causa: «La scenografia è perfetta, sobria, essenziale. Solo un appunto se posso permettermi: il palco che sporge nel pubblico è giustissimo, io però lo avrei spinto ancora più in fuori, come quello di Sanremo». L’ultima edizione di Sanremo, scenografia dell’architetto Gaetano Castelli, che ad ogni modo si complimenta col collega che ha allestito la fiera romana per il congresso del Pdl, anche perché lo conosce bene: «Se non sbaglio è Mario Catalano, un mio allievo... Ha fatto il mio assistente tanti anni fa a Canzonissima».

Promosso?
«Devo dire bravissimo. Ha scelto una scenografia spartana, immagino su suggerimento dello stesso Berlusconi. Una scelta di sobrietà giusta in un momento di crisi, con le famiglie che vivono con 800 euro. Il trionfalismo, gli arredi costosi di certi congressi del passato, che ricordo benissimo, sarebbero stati di cattivo gusto. È un messaggio giusto».

Lo avrebbe fatto così anche lei?
«Mi piace l’idea di un allestimento essenziale. Vede lì? Ci sono solo due maxischermi dietro il palco, ai lati della sala non ci sono bandiere, non c’è niente, ci sono solo i partecipanti che riempiono tutto. Non ho mai visto un congresso così essenziale».

E Sanremo che c’entra?
«Il palco. Qui c’è il palco che avanza qualche metro verso il pubblico, sporge in avanti come per dire che il leader è uno di loro, uno del pubblico, come il cantante a Sanremo. Poi ci sono i delegati in piedi, ma più lontano».

E quindi?
«Ecco io avrei portato il palco ancora più avanti di dieci metri verso la platea, e poi avrei messo i delegati più vicini, a semicerchio, intorno all’oratore. Un po’ come l’orchestra di Sanremo intorno al cantante».

Ma qui nessuno cantava.
«Infatti dico che è una bellissima scenografia per un congresso politico. Tutto è concentrato sul palco, perché l’attenzione deve andare verso chi parla, ai contenuti. C’è il podio che sovrasta tutto, con il logo del partito davanti, come fanno gli americani. Tutto perfetto. Un apparato scenografico più costoso, con i neon, le stoffe, gli orpelli, sarebbero stati migliaia di euro buttati via».

Niente show.
«No, perché se avessero fatto uno show il giorno dopo avrebbero detto: vedi mentre gli italiani tirano la cinghia i politici spendono soldi in effetti speciali. Ripeto, ha fatto benissimo Berlusconi a scegliere questo stile sobrio per il primo congresso. E lo dico io che non sono di parte, ho lavorato per Santoro, per Celentano, mi sento un uomo libero».

E l’effetto in tv della scenografia?
«Noto che l’altezza del palco rispetto alla pedana è stata studiata proprio per la diretta tv. Con il piano americano delle telecamere dà slancio alla figura dell’oratore».

Le è capitato di allestire congressi di partito?
«No ma me ne ricordo tanti, faraonici. Quello del Psi con la piramide, quelli della sinistra con tutto bardato di rosso, tutta la sala, dalle moquettes alle poltrone. Sono cose superate».