Via al taglio dell'Irpef: meno tasse per le famiglie

Acconto Irpef ridotto di 20 punti percentuali dal 99 al 79%. Intervento da 3,8 miliardi. La differenza si pagherà nel counguaglio 2010. Esclusi i tagli a Irap e Ires. In bilico la Banca del Sud. <strong><a href="/interni/la_manovra_anticrisi/13-11-2009/articolo-id=398578-page=0-comments=1" target="_blank">Il provvedimento in sei punti
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Roma - La riduzione dell’acconto fiscale di novembre ci sarà solo per l’Irpef. È questa, secondo fonti bene informate, l’indicazione emersa dal Consiglio dei ministri che avrebbe deciso di concentrare l’attenzione sul calo dell’acconto per l’imposta sui redditi delle persone fisiche escludendo invece la riduzione dell’acconto Ires-Irap delle imprese di capitale. In un primo momento, infatti, sul tavolo del Cdm una riduzione deghli acconti da 3 miliardi di euro. Il decreto ricalca l’analoga misura decisa l’anno scorso e mira a fornire liquidità aggiuntiva alle famiglie, fiaccate dalla crisi economica.

I tagli al vaglio Il decreto legge riduce l’acconto Irpef da versare entro il prossimo 30 novembre di 20 punti percentuali, dal 99% al 79 per cento. L’intervento, riferiscono fonti del ministero dell’Economia, vale 3,8 miliardi e verrà coperto con le risorse provenienti dallo scudo fiscale. Il recupero sarà effettuato in sede di conguaglio nel 2010. L’obiettivo, secondo le stesse fonti, sarebbe quello di dare un sostegno concreto alla liquidità dei contribuenti che pagano gli acconti, in funzione anti-ciclica, per spingere i consumi nel periodo natalizio.

Il saldo a maggio Una delle ipotesi sul tappeto, ad esempio, prevedeva la riduzione di 20 punti dell’acconto Irpef di novembre, portando la percentuale dal 99 al 79%. La riduzione dell’acconto Irpef avrebbe l’effetto di rinviare a maggio, al momento del saldo, una quota delle imposte dovute. L’acconto Irpef, in particolare, riguarda tutti i contribuenti persone fisiche, e le società di persone, che pagano questa imposta. Resterebbero quindi fuori le società di capitale (dalle spa alle srl) che versano invece l’Ires. A beneficiare della riduzione dell’acconto dell’imposta sui redditi sarebbero quindi in particolare le micro-aziende personali e il popolo delle "partite Iva" che pagano le imposte in base alle dichiarazioni dei redditi Unico. La misura, se non saranno introdotti correttivi, non dovrebbe riguardare quindi i lavoratori dipendenti, che pagano l’Irpef con trattenute in busta paga. Il beneficio però si estenderebbe anche ai lavoratori dipendenti che hanno redditi aggiuntivi (ad esempio per la seconda casa, o per l’incasso di collaborazioni) o per coloro che hanno redditi assimilabili a quelli da lavoro, come i separati che percepiscono un assegno familiare.

Una soluzione al problema contabile Il taglio degli acconti permette al governo di risolvere almeno in parte anche un problema contabile. Come ha segnalato l’Istat, il gettito raccolto con lo scudo sarà iscritto a bilancio 2009 dal momento che l’imposta del 5% per la regolarizzazione o il rimpatrio dei capitali detenuti illecitamente all’estero deve essere versata entro il 15 dicembre 2009. Il governo vuole però usare quei soldi nel 2010 e lo sfasamento tra contabilizzazione e utilizzazione delle maggiori risorse rischia di aumentare deficit e debito. Ora, invece, compensando il decreto con i fondi dello scudo, sarà possibile utilizzare le maggiori entrate versate in sede di saldo per finanziare l’anno prossimo nuove misure di sostegno all’economia.

In bilico la Banca del Sud E' in bilico la Banca del Sud. La norma contenuta nell’emendamento alla Finanziaria, presentato dal relatore, Maurizio Saia, potrebbe non entrare più in Finanziaria. Già ieri sera, era stati solleveti dubbi, anche in Aula, sull’ammissibilità di un emendamento che contenesse un tema non trattato precedentemente in commissione. Secondo fonti parlamentari di maggioranza, la proposta di modifica potrebbe essere ritirata dal relatore stesso, prima che il Senato ne dichiari l’ammissibilità.