«Taglio fiscale uguale per tutti non siamo imprese di serie B»

Rutelli: favoriremo chi compete nell’economia globale, non i monopolisti

Gian Maria De Francesco

da Roma

Il taglio selettivo del cuneo fiscale può trasformarsi in un boomerang per le imprese. Ne è convinto Giorgio Guerrini, presidente di Confartigianato della quale si è svolta ieri a Roma la 60ª assemblea. I benefici per le aziende, soprattutto le più piccole, devono essere uniformi. Le proposte della Cgil, secondo Guerrini, rappresentano una difesa dello status quo. Ma anche sul ritorno alla concertazione Confartigianato ha lanciato un avvertimento: «Non esistono parti sociali di serie A e di serie B».
Presidente Guerrini, nel corso dell’assemblea ha affermato che il taglio del cuneo fiscale può trasformarsi in un boomerang per le imprese. Che cosa voleva dire?
«Perché tutto dipenderà da come verrà determinato. La riduzione non deve essere operata discriminando le imprese, ossia premiando quelle che fanno export e innovazione solo sulla carta e penalizzando una larga parte del sistema delle aziende. Al danno si aggiungerebbe la beffa se si finanziasse il taglio del cuneo con l’aumento dei contributi previdenziali di artigiani e commercianti. Noi chiediamo che i benefici siano diffusi anche per le imprese che hanno meno di 20 dipendenti».
Il governo ha già rimandato l’attuazione di questa promessa fatta in campagna elettorale al 2007.
«Si era capito che nei primi 100 giorni sarebbe stato dato un segnale forte. Le imprese hanno bisogno di serenità per produrre e se non ci dovessero essere date indicazioni in questo senso, allora il clima peggiorerebbe. Se in Italia c’è qualcuno che ha bisogno di incentivi, quelle sono le imprese. E le prese di posizione di Epifani e della Cgil sono preoccupanti perché difendendo i pensionati e le rendite di posizione quali speranze si possono dare a tutti gli altri?».
Nella sua relazione ha sottolineato che la riduzione del costo del lavoro si può fare subito abbassando le tariffe Inail.
«Ogni anno su 1.950 milioni di euro di premi versati dagli artigiani c’è un avanzo di 1.550 milioni perché gli infortuni sul lavoro sono molto diminuiti. È come se un automobilista pagasse sempre lo stesso premio sulla Rc Auto pur non avendo subito incidenti. Il percorso con l’ex ministro Maroni era stato positivo e il provvedimento era stato inserito nella Finanziaria 2006. Manca solo il provvedimento interministeriale del Lavoro e delle Finanze e il costo del lavoro scenderebbe dello 0,6 per cento».
Anche sulla concertazione ieri ha espresso rilievi critici.
«Non vorremmo che si trattasse di un “campionato alla Moggi” già deciso a tavolino. Il nuovo governo ha fatto della concertazione un cavallo di battaglia, ma se quando andremo al tavolo ci venisse proposto di avallare le decisioni della sera prima, non accetteremmo. Confartigianato rappresenta il 27% del pil e il 16% dell’export. Se la concertazione si deve fare, allora tutti gli attori devono avere voce in capitolo».
La sua relazione ha affrontato solo brevemente i temi politici a differenza di quella di Montezemolo all’assemblea di Confindustria.
«Confindustria rappresenta le ex partecipazioni statali come Eni, Enel, Ferrovie, Poste, ma l’80% degli aderenti ha meno di 50 dipendenti e deve subire la zavorra di chi sta sopra. È ovvio che ci siano difficoltà a rappresentare tutti, ma ci sono molti punti in comune con Confartigianato come sull’alleggerimento della pressione fiscale e sulla difesa della legge Biagi».
Alcuni artigiani settentrionali, però, hanno gli stessi timori dei loro colleghi imprenditori nei confronti del nuovo governo.
«In quest’assemblea abbiamo potuto solo manifestare i nostri auspici. Aspetteremo il governo e il Dpef sarà il primo segnale. Per quanto riguarda le relazioni sindacali, noi siamo per la contrattazione territoriale nell’ambito del quadro contrattuale nazionale».