Un taglio a tutti gli sprechi

Ma il Marrazzo che si lamenta per i tagli agli enti locali è lo stesso che appena eletto presidente del Lazio ha aumentato personale di segreteria (quaranta persone) e quasi raddoppiato le commissioni (da 14 a 24) con conseguente moltiplicazione di presidenti, vicepresidenti, relativi benefit, privilegi e auto blu? E il Dominici che usa parole di fuoco per il fatto di dover tirare un po' la cinghia è lo stesso sindaco di quella Firenze in cui il Comune, altro che tirar la cinghia, si consente il lusso di nominare superconsulenti anche per decidere il look dell'assessore o per contare le rastrelliere delle biciclette in città?
Lo chiediamo perché forse è ora di dire basta alla solita stanca liturgia del «presentata la Finanziaria - gli enti locali si lamentano». Fateci caso. Ormai è diventato un ritornello, come la nebbia in Val Padana o le code sulla Salerno-Reggio Calabria: appena si parla di bilanci, si alza la lagna del sindacato con la fascia tricolore, che paventa scenari tremendi. «Se tolgono qualche lira a noi, dovremo tagliare i servizi», tuonano uno dopo l'altro i barricaderi del campanile. «Pagheranno i cittadini».
Ma perché, di grazia, devono pagare i cittadini? Non possono, tanto per dire, cominciare a pagare lorsignori, rinunciando a qualche commissione e relativo gettone? Perché bisogna tagliare i servizi? Non sarebbe meglio, prima, tagliare qualche auto blu? O qualche superconsulente? Magari cominciando da quelli non proprio indispensabili: che ne so? Il consulente per le sardine (Emilia), per esempio. O quello che studia «le sinergie intellettuali per la botanica del Monte Baldo» (Provincia di Trento). Sia detto con tutto il rispetto per il Monte Baldo, la botanica e le relative sinergie intellettuali: ma davvero, date le circostanze, è un delitto andare a incidere su queste spese?
Gli enti locali dicono che sono ormai alla canna del gas. Sarà. Ma allora perché, essendo alla canna del gas, la Provincia di Roma si permette il lusso di spendere 120 milioni delle vecchie lire per riparare l'aria condizionata alla Casa della Cultura dell'Avana? Perché la regione Calabria riesce nella difficile alchimia istituzionale di regalare sette portaborse a ogni consigliere? Perché la regione Campania s'inventa dal nulla ben dodici commissioni speciali (comprese due distinte commissioni una sul mare e una sul Mediterraneo), con una pioggia d'incarichi, che fruttano 1.800 euro al mese (oltre al normale stipendio) a ciascun presidente?
Ci fermiamo, ma come i lettori del Giornale sanno, potremmo andare avanti a lungo. Si badi bene: stiamo parlando di tutte spese decise e approvate negli ultimi mesi. E allora come si fa un giorno a dilapidare denari all'Avana e il giorno dopo a lamentarsi che non si hanno soldi per i servizi essenziali? Gli intellettuali cubani non avranno più caldo, ma noi stiamo freschi. Perché l'impressione è che dietro questo coro da tragedia greca, si nasconda invece la solita farsa: Marrazzo, Dominici e gli altri gridano «no ai tagli», ma quello che a loro dispiace davvero è dovere tagliare i privilegi, i gettoni da distribuire, le auto blu, le superconsulenze, i soldi a pioggia per comitati e convegni, le lussuose trasferte internazionali e i dotti simposi con tanto di buffet. Macché sacrifici per le mense dei poveri, macché riduzione di scuolabus: forse dovranno rinunciare al meeting sulla «situazione degli alvanesi di Strigno». Forse dovranno rinunciare al viaggio a Malaga per l'imperdibile conferenza su «La capra in Europa». Forse dovranno rinunciare a qualcuno degli innumerevoli «comitati per la pace internazionale» o per «per i principi interculturali» o per la «promozione della cultura bandistica». Ma come si fa a far passare queste misure di sana razionalizzazione del bilancio per un dramma nazionale? Sia chiaro: noi capiamo l'interesse di sindaci e presidenti di Regione a difendere il loro diritto allo spreco. Ci permettiamo soltanto di dubitare che quello sia davvero anche l'interesse di tutti noi.