UN TAGLIO

Il governo deve fare una Finanziaria da 35 miliardi. La sinistra chiede che la Finanziaria sia spalmata su due anni. L’Europa manda a dire che non si spalma un bel niente e che i 35 miliardi devono riguardare un anno.
Singolare vicenda per un centrosinistra che per cinque anni ci ha ricordato ogni giorno la necessità di essere europeisti, e che ha accusato il governo di centrodestra di esserlo poco, o in modo poco convinto. A parte quel che dicono a sinistra, essere europeisti, facendo la Finanziaria, significa due cose: favorire il risanamento dei conti e favorire nello stesso tempo lo sviluppo. Non è europeista chi non sta dentro a questo schema. Si può discutere se sia giusto o no, ma non ci si può dire europeisti a corrente alternata. Nella corrente alternata il centrosinistra è un mago.
Dunque, Amelia Torres, portavoce del commissario Almunia, ha ricordato che la posizione della Commissione europea è la stessa. Il deficit italiano dev’essere ridotto entro la fine del 2007 e, checché ne dica Paolo Ferrero, austero e loquace ministro del Welfare, la portavoce ha detto che l’estensione è ancora più incomprensibile, dal momento che l’economia italiana è in ripresa. Sono parole chiare e pesanti che non consentono molte interpretazioni. La manovra va fatta in un anno e dev’essere di 35 miliardi. Punto.
Soprattutto quest’ultimo rilievo della portavoce europea deve molto far riflettere. Nel senso che la ripresa economica deve essere uno stimolo al risanamento perché esso risulta più facile. Con l’economia che corre di più gli introiti dello Stato sono maggiori e dunque è più facile recuperare il deficit. Non c’è dato di sapere perché la sinistra al governo voglia la manovra in due anni, ma lo immaginiamo, poiché si tratta di soggetti con tendenza a una certa ripetitività. Penseranno costoro che, tagliando in un anno, si tagli troppo e che la spesa non vada toccata perché toccare la spesa è toccare i loro voti. Per loro ciò che va difeso è la base elettorale, quella che gli consente di avere voce in capitolo con Prodi e con Tommaso Padoa-Schioppa. Visco va bene così com’è: a fare ciò che la sinistra vuole ci pensa da solo.
Viceversa questo momento - speriamo duraturo - di ripresa potrebbe essere il momento ideale per continuare sulla strada della sistemazione dei conti iniziata da Tremonti e, nello stesso tempo, per dedicare risorse allo sviluppo. L’economia è, infatti, una macchina che quando comincia a correre va aiutata a correre di più. Una velocità anche medio-alta non si mantiene senza spinte, e questa è esattamente la situazione dell’economia italiana. Ci chiediamo se la sinistra al governo può fare uno sforzo per arrivare a capire che sarebbe sociale anche occuparsi dello sviluppo e non solo del come ripartire tasse e spesa. Queste ultime operazioni non sono sociali, sono dirigistiche e inutili allo sviluppo. La speranza è che, alla fine, in questa Finanziaria dovendo dire di sì all’Europa non si dica di no allo sviluppo. Preferiremmo che Tommaso Padoa-Schioppa dicesse no a Ferrero e compagni, perché dicendo di no a loro e a una logica economica nefasta si potrebbe sperare in una logica economica utile per tutti.
Difficile dire cosa prevarrà. Per scaramanzia rimaniamo in attesa, ma certo rifugiarsi in atti scaramantici non è l’ideale ai tempi dell’economia globalizzata dove, ormai, alcune questioni di base dovrebbero essere chiare a tutti. E forse lo sono anche, ma l’amore della seggiola talora prevale sulla teoria e anche sul bene del Paese.