A Taiwan rivince l’uomo del dialogo

Taipei Taiwan ha riconfermato il suo presidente Ma Ying-jeou, un pragmatico moderato, artefice da quando è al potere di un incredibile miglioramento delle relazioni con la Cina, da cui l’isola «ribelle» è separata dal 1949. Ma, che si aggiudica così un secondo mandato di quattro anni, ha assicurato che la sua «è la vittoria dei taiwanesi e la vittoria della via all’integrità, alla prosperità e alla pace». Poco dopo la sua sfidante, la 55enne Tsai Huang-liang, del Partito progressista democratico (Dpp), colei che avrebbe potuto diventare la prima presidente donna dell’isola, ha ammesso la sconfitta, dovuta a uno scarto che va da 600mila a 700mila voti su 14,5 i milioni di taiwanesi che hanno votato sui 18,1 aventi diritto.
Gli ultimi sondaggi, pubblicati 10 giorni fa, assegnavano una vittoria di misura a Ma, 61enne giurista diplomato a Harvard e difensore delle relazioni con la Cina, primo partner commerciale di Taiwan. Il presidente, che dal 2008 si è impegnato a rafforzare le relazioni economiche e politiche con il potente vicino, ha vinto promettendo continuità.
La vittoria di Ma Ying-jeou fa tirare un sospiro di sollievo sia a Washington che a Pechino. Stati Uniti e Cina temevano l’instabilità che sarebbe seguita a un’eventuale vittoria di Tsai, che nelle campagna elettorale ha criticato il presidente Ma per la sua «debolezza» verso la Cina. Pechino infatti considera Taiwan - che dal 1949 si autogoverna e ha creato un sistema istituzionale pienamente democratico - parte integrante del proprio territorio. Gli Usa sono legati a Taipei da stretti rapporti economici e culturali e da un Trattato, il Taiwan Relations Act, che li impegna a intervenire militarmente a fianco dell’isola in caso di «aggressione esterna». Le relazioni tra Cina e Usa, già difficili per le divergenze su una serie di temi, che vanno dal commercio ai diritti umani e agli equilibri nel Pacifico meridionale, si sarebbero trovate di fronte a un nuovo ostacolo.