Taizé, notte di canti e preghiere per cinquantamila

Il pellegrinaggio dei giovani si chiude con un messaggio dell’arcivescovo Tettamanzi: «Uniti nell’educare alla verità»

Hanno salutato l’arrivo del nuovo anno pregando per la pace. Il 2006 inizia nel segno della spiritualità per i 50mila giovani arrivati mercoledì scorso a Milano da quarantasei Paesi diversi per il «pellegrinaggio di fiducia sulla terra», organizzato dalla comunità monastica di Taizé, e giunto alla sua ventottesima edizione.
Una veglia per la pace nel mondo che ha animato, fino alla mezzanotte di ieri, più di quattrocento parrocchie della città e dell’hinterland, che hanno aderito all’evento religioso e hanno accolto i pellegrini.
Canti e preghiere, ma non solo. Anche la «festa dei popoli», un momento di aggregazione e di scambio culturale, in cui ogni pellegrino ha potuto far conoscere le tradizioni del proprio Paese d’origine alla comunità della parrocchia ospitante. E oggi, dopo una messa di ringraziamento, i giovani hanno ripreso la strada del ritorno a casa. Una giornata all’insegna della preghiera anche in Duomo. Centinaia di persone sono riunite per assistere alla celebrazione della messa officiata dall’arcivescovo Dionigi Tettamanzi, in occasione della Giornata mondiale per la pace. Con lui, anche i responsabili delle altre Chiese cristiane di Milano che, al termine della celebrazione, Tettamanzi ha incontrato nella sua abitazione in Arcivescovado. Molte anche le persone giunte in Duomo solo per una visita in occasione del primo dell'anno: una coda di persone in attesa di entrare nella cattedrale si snoda dall'ingresso per alcuni metri attraverso il sagrato.
«Dobbiamo essere uniti e operosi nell’educare i nostri fedeli alla verità». Queste le parole di Tettamanzi, che ha salutato i presenti «con grande rispetto e affetto», rinnovando l’importanza di un impegno «per un mondo migliore, rispettoso e amante di ogni uomo e rispettoso e amante di Dio». Il cardinale, infine, rivolgendosi ancora ai rappresentanti delle altre chiese cristiane della città ha detto che bisogna raggiungere una «comunione ecumenica» attraverso «un impegno per la pace».
«Lo spirito ci aiuti a fare di Milano una città pacificata e creatrice di pace», ha insistito l’arcivescovo, che ha più volte fatto riferimento alle parole di Papa Benedetto XVI. «Giovanni Paolo II diceva che non c’è pace senza giustizia, il suo successore che non c’è pace senza verità, un messaggio concentrato sulla contrapposizione tra verità e menzogna. Il Papa si dice convinto che quando si segue la verità si intraprende quasi automaticamente la strada della pace».