Tajani a capo dell’Industria Ue «Una vittoria di tutto il Paese»

RomaJosè Maria Durao Barroso allunga il passo e presenta i suoi 26 commissari (13 nuovi, 9 donne) che saranno vagliati dall’Europarlamento dopo la pausa natalizia, a metà gennaio. Come accade sempre in occasioni del genere, è subito caccia al «chi ha vinto e chi ha perso», dato che distribuendo ben 26 poltrone c’è sempre qualcuno che finisce per ottenere una seconda fila non graditissima.
E cominciamo dunque dall’Italia che perde il «governatorato» dei Trasporti europei per finire all’Industria e al Turismo. C’è chi sottolinea che al nuovo ufficio affidato ad Antonio Tajani, che è stato anche confermato alla vicepresidenza della Commissione europea, è stata scippata la competenza su farmaceutici e cosmetici (finiti alla Salute, a guida del maltese John Dalli), ma in realtà per il commissario italiano, che ai Trasporti avrebbe perso il corposo capitolo degli aiuti di Stato, il cambio è favorevole: perché non solo la politica industriale costituisce il 30% del Pil e il 25% dell’occupazione nell’Unione, ma soprattutto perché a ciò vanno aggiunti l’agenzia per i prodotti chimici e «Galileo», ovverosia il nascente sistema di navigazione satellitare made in Europe che comporterà nel prossimo futuro massicci investimenti pubblici e privati. Del resto proprio Tajani s’è detto molto soddisfatto dell’incarico. «La nomina di Tajani - ha dichiarato Mario Mauro, presidente dei deputati del Pdl al Parlamento europeo - riconosce il ruolo dell’Italia in Europa, in quanto si tratta di uno dei portafogli chiave». Soddisfazione è stata espressa anche dal premier Berlusconi a nome suo e di tutto il governo, visto che la nomina è «un attestato di stima e fiducia nei confronti dell’Italia». Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, ha definito la giornata di ieri come un «successo per il sistema Paese», mentre David Sassoli, capo delegazione Pd a Bruxelles, ha espresso «viva soddisfazione».
Per il resto c’è da sottolineare come nelle file del suo secondo esecutivo, un posto di prim’ordine Barroso lo abbia riservato allo spagnolo Almunia: dopo il buon lavoro svolto alla sorveglianza delle politiche di bilancio, è stato chiamato ora a guidare la Concorrenza, considerato ruolo di primissimo piano dato che le sue decisioni hanno effetti legali immediati tanto sugli Stati che sulle imprese.
Di rilievo anche la posizione assunta dal francese Michel Barnier fortissimamente voluto da Sarkozy al Mercato interno e ai Servizi finanziari. L’ultima annotazione riguarda la Germania. La Merkel s’è accontentata del settore energetico, importante ma di medio calibro. Un segnale, s’è detto, che Berlino intende spendere le sue carte sulla Bce quando, nel 2011, scadrà il mandato di Trichet.