Tajani indica la strada per il Campidoglio

Marzio Fianese

«Per dare risposte concrete dopo la delusione delle elezioni regionali, Berlusconi ha lanciato l’idea di un partito unico per dare un messaggio di solidità e di innovazione. Forza Italia così non morirà, ma si rafforzerà all’interno di un nuovo soggetto politico». Ottimista, e fermamente convinto della bontà della strada indicata dal premier, il presidente degli europarlamentari di Forza Italia, Antonio Tajani. Nel pomeriggio di ieri, Tajani ha partecipato a un’assemblea organizzata nella sede del partito azzurro nell’XI municipio. E all’incontro con i cittadini, un’occasione per parlare dei problemi del territorio, ma anche della possibilità di un partito unico, una «casa comune» dei moderati, c’erano anche la nuova coordinatrice regionale azzurra, Beatrice Lorenzin, succeduta proprio a Tajani, e il capogruppo del partito in XI municipio, Maurizio Buonincontro.
«Dopo le regionali - ha spiegato Tajani - Berlusconi si è reso conto del malcontento dell’elettorato e delle molte situazioni negative del Paese che, non sempre a ragione, vengono attribuite al governo, come il carovita o l’euro. Un partito è grande quando capisce che si può anche perdere, ora bisogna rialzarsi e correre ai ripari. Sarà un percorso difficile e che necessita di un dibattito ampio, che parta dalla base. Il partito unico è visto positivamente dall’elettorato e ci sono tutte le condizioni per lavorare per un obiettivo comune che ci porti alla vittoria delle elezioni e, quindi, al buon governo del Paese». Tajani ha poi risposto alle domande dei presenti sul mancata accordo della Lega sul nuovo soggetto politico, osservando che «potrebbe essere un nuovo partito che ci tenga uniti alla Lega sul modello bavarese».
Il presidente degli europarlamentari azzurri ha quindi parlato della situazione nel centrosinistra. Nell’altro schieramento, ha spiegato, «si vive una grande crisi e una situazione di frantumazione». E le primarie per Tajani «accentueranno questa fase»: «Non è detto che sia Prodi il loro candidato, e se il Professore decidesse di correre per il Quirinale, potrebbero candidare o Fassino o addirittura Veltroni».
Quanto a quest’ultima ipotesi, Tajani ha sottolineato che se si verificasse «si aprirebbe una partita molto interessante a Roma per la riconquista del Campidoglio. Veltroni riesce a nascondere il mal governo con una grande politica sulla sua immagine, e se non dovesse ricandidarsi il centrodestra avrà buone possibilità di riconquistare la capitale».
Toni simili anche per la coordinatrice degli azzurri nel Lazio. Come Tajani, la Lorenzin sposa in pieno «l’intuizione di Berlusconi della Casa comune dei moderati», un progetto che «non vuol dire che il partito di Forza Italia si scioglierà», ma anzi sarebbe una strada per rafforzarlo, e «traghettare questa transizione politica che oggi vive il nostro Paese». «Oggi siamo all’alba di una nuova fase - ha proseguito la Lorenzin, intervendo all’incontro - e serve un nuovo soggetto politico che però si riallacci ai valori che ci hanno guidato dalla nostra fondazione, nel ’93, fino a oggi».
E tornando alla prossima sfida per la conquista del Campidoglio, la coordinatrice regionale ha ricordato che, insieme alla riconferma della Coalizione al governo nazionale, le comunali di Roma sono una delle «due grandi battaglie che ci attendono». Decisamente legate tra loro, perché «Forza Italia punta in modo deciso su Roma come laboratorio politico per vincere la sfida per il governo nazionale», ha ricordato ancora la Lorenzin, rimarcando l’importanza di «dimostrare che la capitale non è abbandonata a Veltroni». Per salire al governo del Campidoglio, però, bisogna darsi da fare, e «se vogliamo vincere - ha concluso l’esponente azzurra - dobbiamo tornare a fare politica tra la gente».

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