Take That: «Robbie Williams? Da noi la porta è ancora aperta»

RomaRiecco i Take That, lucidati a nuovo e in attesa che Robbie Williams la smetta di fare il cacciatore di alieni e torni presto a far sfracelli con loro. Cronaca di una capatina romana per l’ex boy band ospite della De Filippi ad «Amici». C’è da dare una spintarella italiana a The Circus, quinto cd di una storia spezzettata ma a lieto fine. Però la notizia del giorno è la sensazionale reunion (annunciata per il prossimo cd, primavera 2009) con Robbie Williams. Ce n’è per ringalluzzire milioni di fan. Nel frattempo il leader Gary Barlow si diverte a fare il prezioso, forte di una strabiliante prevendita inglese: un milione di biglietti per le 20 date estive andati via in una sola mattinata. Se la cavano egregiamente da soli.
I quattro sembrano vitaminizzati da tanta grazia, nonostante l’aria sgualcita di chi ha dovuto fare i conti con la pioggia romana e i ritardi aerei italiani. «Robbie? La porta è aperta - dice Gary -. Quando lo abbiamo incontrato a Los Angeles lo abbiamo trovato in gran forma, contento, sta lavorando al suo nuovo cd solista. Ha persino ricominciato a scherzare come ai vecchi tempi. Se decide di tornare lo accoglieremo a braccia aperte. Insieme abbiamo ancora molte cose da raccontare alla gente. Ripeto, la porta è aperta... ».
È stato proprio lui, Gary, capo ad interim, a convincere Robbie a concludere l’esilio statunitense; quattro anni in cerca di gloria. «È stato sensazionale. Abbiamo chiacchierato del futuro e pian piano abbiamo ritrovato la sintonia che sembrava perduta. Ormai ha capito che il suo futuro è nella sua Inghilterra».
Il rientro di Robbie leva naturalmente spazio alle domande sull’ultimo cd, un’opera per Gary e Jason Orange, «molto british». «Sarà grandioso, significherà migliorare lo standard e guadagnare molti soldi in più. Da tempo gli stavo suggerendo di tornare - continua Gary -. Credo sia giunto il momento del gran ritorno. E poi gli Stati Uniti non sono il posto adatto a uno come lui».
Detto questo il gruppo è in testa alla classifica inglese e ha capito (forse fuori tempo utile) di poter camminare, correre, da solo. E quasi quasi ancora non ci credono. «È qualche mattina che mi sveglio la mattina e dico “grazie Dio” per quello che ci sta succedendo. Un disco in vetta alle classifiche e una tournée (per ora non sono previste date italiane) che si preannuncia trionfale - confessa Mark Owen -. Pensavamo a uno, due, al massimo tre concerti. Non avremmo mai sognato tanto, e poi la gente è tornata a fermarci per strada assediandoci piacevolmente come ai vecchi tempi. Siamo orgogliosi di tornare sul palco a promuovere un disco bello e maturo per essere apprezzato da tutti, anche dalla ferocissima critica. Loro gli danno «cinque stelle». E chi li ferma più questi?