Talamona: «Milano Bond, vi spiego perché l’emissione è un affare»

,

Sabrina Cottone

Non è bello dirlo ma è anche grazie ai bond Parmalat se il Milano bond promette di fare fortuna. Un paradosso neanche tanto cervellotico: in questo momento il mercato internazionale provato dagli scandali ha soldi che non sa dove investire e sete di titoli affidabili come il City of Milan, il prestito obbligazionare che Palazzo Marino si prepara a emettere entro giugno. «È un’operazione che farebbe qualsiasi buon padre di famiglia» dice pacato Mario Talamona, assessore al Bilancio e professore di economia politica. Spiega: «La congiuntura internazionale è favorevole, il voto di affidabilità del Comune (quel che si chiama rating) è altissimo, finalmente abbiamo anche la certezza che lo Stato ci farà uno sconto fiscale enorme...». Insomma, sembra l’attimo giusto per presentare il Milano eurobond alla borsa di Lussemburgo. E infatti oggi la proposta arriverà in consiglio comunale per essere votata. «Bisogna fare in fretta perché se non riusciamo ad approvare subito la delibera perderemo oltre 50 milioni di euro nel primo semestre, tra crediti d’imposta che non avremo e rate dei vecchi mutui che saremo costretti a pagare».
Una domanda preliminare. Può spiegare in che cosa consiste l’operazione Bond?
«Il Comune di Milano ha un debito di 3 miliardi di euro e un rating favorevolissimo, il massimo possibile in Italia. I tassi di interesse si sono molto abbassati negli ultimi anni ed è evidente che in queste condizioni è conveniente rinegoziare il debito oppure estinguerne una parte e rifinanziarlo a condizioni più favorevoli. La legge autorizza il ricorso al prestito obbligazionario, appunto l’emissione di un bond, a patto che ci sia convenienza economica per il Comune. Convenienza economica che nel nostro caso è di 50 milioni di euro in 30 anni. E lo Stato fa di più: concede un credito di imposta del 50 per cento a chi emette bond. Per il Comune è un grande risparmio».
L’opposizione sostiene che l’operazione serve solo a far cassa nel 2005 rimandando i pagamenti ai prossimi anni.
«Sono argomenti strumentali, insinuazioni con il solo obiettivo di impedirci il reperimento delle risorse per portare a termine il programma. All’opposizione lancio un appello: pensiamo insieme al futuro di Milano. La dialettica politica è importante ma diventa nociva quando si trasforma in battaglia per bloccare iniziative che portano solo bene alla città».
Veniamo ai numeri. Qual è la convenienza del Bond per Milano e per i milanesi?
«Dal 2005 al 2035 avremo una convenienza economica assoluta di oltre 50 milioni di euro. È vero che il vantaggio è maggiore nei primi anni, ma per primi anni si intende dal 2005 al 2019. Nel 2005 il vantaggio è di 106 milioni perché non si pagano più le rate dei mutui e non ci sono ancora oneri dal Bond, nel 2006 di 30 milioni e nel 2007 di 36,6. Si tratta di 174 milioni in tre anni. Dal 2020 la convenienza diminuisce ma la scelta del bond resta comunque più conveniente del pagamento dei mutui attuali che hanno interessi altissimi rispetto ai valori di mercato. E poi ci sono i vantaggi di immagine».
L’operazione è destinata agli investitori istituzionali (fondi pensione, assicurazioni, fondi d’investimento) e non ai piccoli risparmiatori. Perché la città dovrebbe averne un vantaggio d’immagine?
«Operazioni come questa rafforzano l’immagine di Milano come capitale della finanza e quindi incentivano anche il turismo d’affari e d’élite. I piccoli risparmiatori non possono comprare perché è come proporre loro l’acquisto di una petroliera... Per il Comune era la scelta più vantaggiosa, quella che garantiva il maggior guadagno. E comunque il clima politico non è favorevole a operazioni come i Boc destinate ai piccoli risparmiatori, influenzati dalla grande dialettica che non favorisce certo la fiducia dell’investitore».
L’opposizione accusa la giunta di avere esautorato il consiglio, consegnandogli un pacchetto già confezionato. Non crede che sia auspicabile una maggiore cooperazione?
«I compiti del consiglio non sono di gestione, ma di orientamento e controllo. Naturalmente il consiglio è sovrano e infatti la nostra è una proposta della giunta ai consiglieri e senza il loro sì il Milano bond non potrà esistere. Però serve buona fede da entrambe le parti, non ci devono essere obiezioni pretestuose che finiscono solo con il danneggiare la città. Vale anche per i cittadini il proverbio che il tempo è denaro ed è improponibile pensare che ciascuno dei consiglieri voglia fare i conti di un’operazione del genere per conto proprio e poi dire la sua».
Come avete intenzione di utilizzare i soldi che arriveranno grazie all’estinzione dei mutui e all’emissione dei Bond?
«Investiremo in grandi opere, a partire dalla linea quattro della metropolitana. Riportare Milano al passo con i tempi, recuperare il grave ritardo infrastrutturale della città e dell’area metropolitana è fondamentale per tutti, non solo per il centrodestra. E poi con i Milano bond raccogliamo risorse che rimarranno a disposizione della città anche oltre la fine del mandato».
Grazie ai Bond nel 2005 ci saranno risorse disponibili per 106 milioni, quasi la stessa somma dei 105 milioni di «buco» nel bilancio su cui era partito l’allarme nei mesi scorsi. Solo una coincidenza?
«Non c’è mai stato alcun buco. Nel bilancio preventivo del 2005 erano previste entrate per 105 milioni dalle privatizzazioni o dal rifinanziamento del debito del Comune. Quel che stiamo facendo era scritto nel budget, per l’appunto era previsto, tutto il contrario di un buco. Abbiamo ottenuto numeri di cui non possiamo che essere fieri: il rendiconto del 2004 presenta un avanzo di amministrazione di 133 milioni di euro».