Il talento e la gotta saltano due generazioni

Un gustoso «tassello» finora inedito in Italia della Commedia umana

I fisiologi e i profondi osservatori della natura umana vi diranno, suscitando forse in voi un grande stupore, che, nelle famiglie, gli umori, i caratteri, lo spirito, l'ingegno, ricompaiono a distanza di molto tempo, proprio come quelle che si chiamano malattie ereditarie. Così il talento, come la gotta, salta qualche volta due generazioni. Abbiamo, di questo fenomeno, un illustre esempio in George Sand, nella quale rivivono la forza, la potenza e (...)

(...) l'immaginazione del nonno naturale, il maresciallo de Saxe. Il carattere volitivo, l'audacia romanzesca del famigerato Watteville si erano reincarnati nell'anima della pronipote (...). Ma tali qualità, o tali difetti, se volete, si nascondevano in quest'anima di giovinetta, all'apparenza tenera e debole, tanto in profondità quanto le lave bollenti sotto una collina, prima che si trasformi in vulcano. Forse soltanto la signora de Watteville sospettava questa eredità delle due schiatte. Ella si mostrava tanto severa con la sua Rosalie, da rispondere un giorno all'arcivescovo, che le rimproverava di trattarla con troppa durezza: «Lasciate che la diriga a mio modo, monsignore, io la conosco bene! Ha cento diavoli in corpo!».

A maggior ragione la baronessa controllava la figlia, perché considerava in gioco la propria dignità di madre. (...) Clotilde de Rupt, a quel tempo sui trentacinque anni, e pressoché vedova di uno sposo che molava al tornio civettuoli portauova in ogni tipo di legno, che si ostinava a costruire ruote a sei raggi con il legno dell'albero del ferro, che fabbricava tabacchiere per la sua compagnia di amici, civettava senza fini reconditi con Amédée de Soulas. (...)

«Signora» disse il signor de Soulas rivolgendosi alla baronessa (...) sforzandosi di dare al suo racconto un tono quasi romanzesco, «un bel mattino la vettura di posta ha scaricato all'Hotel National un parigino che, dopo aver cercato un appartamento, s'è deciso per il primo piano della casa della signorina Galard, in rue du Perron. Poi, lo straniero è andato dritto in comune a depositare una notifica di domicilio a tutti gli effetti. Infine si è fatto iscrivere all'albo degli avvocati presso la Corte presentando i necessari titoli in regola, e ha distribuito biglietti da visita a tutti i nuovi colleghi, ai funzionari del Ministero, ai consiglieri della Corte e a tutti i membri del Tribunale, un biglietto in cui si leggeva: ALBERT SAVARON». (...)

Il ritratto abbozzato dal più abile tra i vicari generali della diocesi ebbe per Rosalie l'attrazione di un romanzo, anche perché di un romanzo si trattava. Per la prima volta in vita sua, incontrava quello straordinario, quel meraviglioso che sorride a tutte le giovani immaginazioni, e cui corre incontro la curiosità, tanto vivida all'età di Rosalie. Che personaggio ideale questo Albert, misterioso, sofferente, grande oratore, infaticabile lavoratore, se paragonato dalla signorina de Watteville a quel grosso conte paffuto (...). Amédée voleva dire per lei soltanto liti e rimproveri, e d'altronde lo conosceva fin troppo bene, mentre quell'Albert Savaron offriva molti enigmi da risolvere.

Honoré de Balzac