Il talento di P. J. Harvey brilla tra mille contrasti

Curioso ossimoro, quello che rende prezioso, auspice l’eterodosso talento di P. J. Harvey, quest’album geniale. Per esempio, nell’iniziale The devil, ecco un pianoforte barbarico affiancato da percussioni legnose - l’atmosfera rammenta le Noces stravinskiane - e poi un bruciare di cori, un mandolino remoto e la voce di lei che trasvola lieve, metafisica. Insomma è un continuum di opposti, un ossimoro, appunto, quest’album per molti versi straordinario in cui l’autrice sembra volerci pilotare tra le brume del mistero e nell’arcano della natura umana, scortata da un cast di musicisti altrettanto calati nell’enigmatica temperie dell’album e nel suo profilo sghembo. Si veda l’epopea immateriale eppur perentoria di Grow grow grow, quelle dissonanze glaciali, quel negarsi e riemergere della melodia: un sabbah.

P. J. Harvey White chalk (Universal)