Il talento di X Factor "Già a tredici anni suonavo nei locali"

Entrato nella quinta puntata, si gioca la finale «A convincermi è stato il boom di Giusy Ferreri»

Milano - Lui si definisce così: «Sono un polistrumentista ma non sono troppo tecnico». In realtà, fuori dal loft di X Factor, Jury si presenta vestito come un busker, dolcemente abbracciato alla sua chitarra scrostata. Arriva da poco più in là, parla, saluta, è entusiasta ma si vede che in testa ha solo la musica. Ha 23 anni e un feroce accento bresciano. Pensate che differenza c’è con i rockettari di una volta, che pensavano solo a sesso, droga e rock’n’roll. Se gli chiedete che cosa vorrebbe fare con i soldi eventualmente guadagnati vincendo X Factor, Jury risponde come un lampo: «Li uso per registrare il mio cd». Altro che donne e vizi: musica, perbacco. Intanto è entrato in gara solo alla quinta puntata ed è diventato un fenomeno ancor prima di arrivare in semifinale: amato (e assai rimproverato) da Simona Ventura, che lo aveva scartato ai provini, rispettato da Mara Maionchi e Morgan, venerato da una fascia sempre più grande di pubblico che sui blog lo ha già consacrato idolo. E in fondo, le qualità le ha tutte: è determinato ma insicuro, dolce eppure ruvido. E poi ha il fuoco sacro che lo scotta dentro, una roba che, volendo, si potrebbe pure chiamare x factor.

Jury, già il nome richiama attenzione.

«E pensare che è il mio nome d’arte. In realtà mi chiamo Juri, Juri Magliolo con la i. Quando sono nato, nell’86, non è che in giro ce ne fossero tanti, di nomi strani, e i miei genitori hanno scelto questo».

Si racconti in due frasi.

«Sono grafico pubblicitario e, appena uscito da scuola, ho iniziato a lavorare in un locale di Brescia come factotum: preparavo i manifesti e seguivo altri compiti, oltre a suonare alla sera. Ah, io suono nei locali da quando ho tredici anni: mi ci accompagnava mio padre perché io ero troppo giovane per poterci entrare».

Adesso è un polistrumentista.

«Piano e chitarra. Se accompagno qualcuno, come ho fatto con Ambra Marie o Daniele e Matteo a X Factor o con i The Record’s a Soundwave di Mtv, mi accorgo che so farli divertire».

Quindi potrebbe far parte di una band?

«L’ho fatto con i Dom Bibi fino a 17 anni: facevamo grande soul e blues, mica i Guns N’Roses o Ligabue come facevano tutti. Poi il gruppo si è sfaldato e lì è nato Jury, mi sono accorto che ero diventato un cantante solista».

Ma che musica ascolta?
«Tutta quella dalla fine degli anni ’60 a metà ’70: Crosby Stills Nash & Young, i Beatles psichedelici, Stevie Wonder e soprattutto David Bowie. E poi James Taylor: grazie alle sue canzoni ho imparato a suonare la chitarra».

Insomma tutta musica che in tv passa a fatica.
«Infatti quando sono arrivato a X Factor lo ammetto: avevo qualche pregiudizio».

E allora perché ha partecipato al casting?

«Il merito è stato di Giusy Ferreri: il suo successo è arrivato come un pugno, ho capito che non era passeggero».

E se toccasse a lei vincere?

«Ho un disco da finire, ho molta carne al fuoco. Qui ho imparato tante cose: a cantare sul palco senza chitarra per esempio. Oppure a seguire le scenografie».

A proposito: il suo brano inedito?

«Si intitola Mi fai spaccare il mondo, l’ho scritto io con
Mauro Cassani: una ballata molto british».

E con gli altri concorrenti come è andata?

«Benissimo. Specialmente con i Bastard Sons of Dioniso, che sono il vero fenomeno di questo programma. Diciamo che ormai io sono il quarto Bastard».

Allora potreste fare un disco insieme?
«Potremmo. Ma intanto suoneremo insieme in un piccolo locale del Trentino. Magari in incognito, così suoniamo e suoniamo fino a sfinirci».