Tamburino, quando Trastevere è di serie B

La scalea e la Fontana del Prigione: due luoghi abbandonati dai cittadini e dal Campidoglio

Silvia Marchetti

Accanto alla Trastevere dei pub e dei colori notturni, curata come fosse la vetrina di Roma, c’è una Trastevere dimenticata, abbandonata al degrado. Quasi di serie B. Sono le zone meno «turistiche», senza ritorno di «visibilità», dove i monumenti storici sono fatiscenti e dove gli abitanti si sentono «discriminati». È il caso del triangolo tra via Dandolo, viale Glorioso e via Goffredo Mameli, ai piedi del Gianicolo, dove ci sono due casi imbarazzanti di «abbandono»: la Scalea del Tamburino e la Fontana del Prigione. Luoghi pochi conosciuti perché non fanno parte della «Trastevere by night», salvo come isole di parcheggio, specie il sabato sera. Eppure, si trovano proprio dietro al cuore pulsante della movida romana, a pochi passi da piazza San Cosimato.
La Scalea del Tamburino, risalente alla Repubblica Romana del 1848 dove morì un tamburino garibaldino, congiunge viale Glorioso a via Dandolo. È un nodo di passaggio, una «scorciatoia» soprattutto per gli alunni che salgono al liceo Kennedy. Ma ai 130 scalini dissestati serve altro che un «lifting»: cartacce, bottiglie e vetri, scritte e bombolette dei tagger romani (una parte è ancora dipinta di giallo-rosso dall’ultimo scudetto), erbacce, e addirittura qualche siringa. Le radici degli alberi ai lati hanno causato dei pericolosi dislivelli, e le macchine parcheggiate (abusivamente) bloccano l’accesso dei passanti. L’Ama e il servizio giardini non si vedono mai, tantomeno i poliziotti di quartiere. Di notte, poi, con la scarsa illuminazione (i lampioni ottocenteschi sono sommersi dai cespugli) la scalinata diventa luogo di bivacco. Insomma, uno spettacolo che non fa certo onore al centro storico. I residenti e i commercianti trasteverini, riuniti nell’associazione culturale Ubi Maiores e nell’Arca, sono entrati in guerra da diversi anni, raccogliendo firme e mobilitando il I municipio. Un portiere, di sua iniziativa, l’estate scorsa ha provveduto a mettere delle fioriere per impedire la sosta delle auto: è stato denunciato e multato di 180 euro per «occupazione di suolo pubblico». «Se un luogo non ha un risalto visibile che giustifichi il restauro - attacca Riccardo Marzi, presidente Ubi Maiores che abita proprio di fronte alla scalinata - viene completamente dimenticato. Perché gli interventi più decisivi vengono fatti solo nella Trastevere dei locali e dei tavolini, quella più frequentata? Anche qui è Trastevere e come cittadini abbiamo diritto al decoro e alla conservazione dei nostri luoghi». Alcuni mesi fa è stato approvato in municipio un ordine del giorno per il restauro, presentato dal consigliere di An Alessandro Cochi, in cui si chiede una pulizia costante e la posa di fioriere. Ma fino ad oggi il Comune non ha mosso foglia.
In peggiori condizioni versa La Fontana del Prigione, risalente al ’600 e originaria di una villa patrizia, da sette anni prosciugata e recintata. Oggi è un «deposito» di immondizia. Un vero peccato, considerando che in passato era un luogo di incontro. Ma il «Piccolo Fontanone» ha avuto maggiore fortuna della Scalea del Tamburino. In seguito all’intervento diretto di Cochi, la Sovrintendenza ha deciso di stanziare circa 320.000 euro per il restauro: «I lavori cominceranno questo mese e saranno ultimati entro l’anno. Finalmente - enfatizza Cochi - la fontana verrà restituita ai cittadini, come era nella sua antica veste». «Il vero problema - conclude Marzi - è che ci si ricorda di certe aree solo per le strisce blu e le multe. Manca il senso di preservazione storica, di civiltà. Insomma, il senso delle radici».