Tana French

Capita raramente che gli scrittori di thriller partano subito con il botto durante la loro carriera. Raramente, ma capita. Ad esempio, è successo alla scrittrice irlandese Tana French che sin dal suo romanzo d’esordio Nel bosco (non a caso premiato nel 2007 come miglior opera prima con l’«Edgar Award», il più prestigioso premio di letteratura poliziesca) è riuscita subito a colpire l’immaginario degli appassionati di genere con una storia che costituiva un perfetto thriller psicologico in cui si mescolavano passato e presente dei protagonisti. Il libro del debutto l’ha proiettata subito sulla scena internazionale (è un’autrice in costante ascesa non solo negli Stati Uniti e in Gran Bretagna: le sue opere sono tradotte in oltre trenta paesi e sono state bestseller nelle classifiche del New York Times e del Sunday Times). E con i successivi La somiglianza e I luoghi infedeli (tutti editi da Mondadori) Tana French - che ora vive a Dublino, dal 1990, dopo essere cresciuta in Irlanda, Italia, Stati Uniti e Malawi - ha dimostrato di non aver perso per strada il suo personalissimo shine e anzi rivela una dimestichezza speciale con le atmosfere inquietanti e una grande abilità nel dipingere un quadro cupo della Dublino contemporanea, protagonista spettrale con i suoi borghi e sobborghi di tutte le sue storie. Zone spesso povere come quella di Faithful Place descritta ne I luoghi infedeli (Mondadori, pagg. 412, euro 13,90) dove crescono i giovani innamorati Frank Mackey e Rosie Daily.
Tana French, cosa succede questa volta? Chi sono i protagonisti di questo nuovo thriller, I luoghi infedeli?
«Frank e Rosie, i due ragazzi attorno ai quali ruota la storia, hanno diciannove anni e grandi progetti da realizzare: vogliono scappare a Londra insieme, sposarsi, trovare un buon lavoro e sfuggire alla povertà e ai problemi di bassifondi di Dublino. Ma proprio la notte in cui hanno deciso di partire per sempre, Rosie non si fa vedere all’appuntamento e Frank è costretto a fuggire da solo. Da quel momento non ritornerà più a casa. Vent’anni dopo, quando Frank ormai è divenuto un poliziotto, un evento sconvolgente lo costringe a tornare a Faithful Place volente o nolente: la valigia di Rosie è stata ritrovata in una casa abbandonata...».
Per ricostruire le periferie descritte nel libro Lei ha alterato un po’ la geografia reale. Perché?
«Tutte le strade di Dublino hanno una loro specifica storia personale e non volevo che la mia storia si sovrapponesse a queste. Faithful Place era un luogo reale una volta. Negli anni Venti faceva parte del quartiere a luci rosse di Dublino ma non si trovava esattamente nello stesso luogo in cui lo descrivo nel libro. L’ho solo spostato sull’altra riva del fiume Liffey, scegliendo un periodo storico in cui quella zona non poteva vantare vicende rilevanti...».
Qual è il rapporto tra un crimine e un dato luogo?
«Le location sono fondamentali per le mie storie. In questo e negli altri miei libri. Il crimine è sempre delineato dal tempo e dal luogo in cui è avvenuto e la gente è segnata in maniera indelebile dal tempo e dal luogo in cui vive. Amo molto le atmosfere perché credo che evochino forti emozioni in me e nei lettori».
Fondamentale per la crescita della sua scrittura è stata sicuramente la sua esperienza di attrice. Lei ha studiato come attrice al Trinity College a Dublino e ha lavorato al teatro...
«Ho iniziato a scrivere e scrivo come un attrice: per me i personaggi sono la cosa più importante e le trame devono aiutare a spiegarli. Per scrivere ci vuole la stessa abilità che si assume nella recitazione. Il lavoro di un attore è interpretare un personaggio e trascinare il pubblico nel suo mondo, in modo che senta che è qualcuno che conosce davvero nel profondo. Il mio lavoro è di creare ogni volta nei miei romanzi un narratore. Interpreto i miei personaggi sulla carta mentre prima lo facevo su un palco, il processo creativo è lo stesso».
Sbaglio o proprio durante uno spettacolo teatrale ha avuto la prima ispirazione per il suo fortunato debutto, Nel bosco, uscito in Italia due anni fa?
«Svolgevo il ruolo di attrice in una rappresentazione teatrale che per due giorni mi avrebbe coinvolto in una performance all’aperto, allestita proprio nel mezzo di uno scavo archeologico. Vicino alla zona degli scavi c’era un bosco e mentre stavo pensando a che posto magnifico di giochi per bambini fosse quello, all’improvviso mi sono ritrovata a pensare “E se un giorno qui si fossero trovati a correre tre bambini e solo uno di loro avesse fatto ritorno a casa? E se quest’ultimo non avesse alcun ricordo di che cosa è successo agli altri? E se questo bambino una volta diventato adulto scegliesse di fare il poliziotto e si trovasse a dover indagare su un’altra misteriosa scomparsa proprio in mezzo a quegli stessi boschi?”... Gli scrittori di letteratura mistery sono sempre alla ricerca di potenziali misteri in ogni cosa che li circonda».