Tangenti, in cella Del Turco e mezza giunta

I pm di Pescara: associazione per delinquere, truffa e corruzione. L’ipotesi: tangenti e movimenti di denaro per circa 14 milioni di euro. <strong><a href="/a.pic1?ID=276083">Nei verbali</a></strong>: &quot;Chiesti 750mila euro per portare 8 senatori nel Pd&quot;

Pescara - Tutti i soldi portano a Collelongo, provincia de l'Aquila, cuore della Marsica e domicilio di Ottaviano Del Turco. Mazzette per 15-16 milioni di euro, roba da far impallidire Tangentopoli, riconducibili al presidente della giunta regionale d'Abruzzo e al suo entourage, tecnico e politico: dieci gli arrestati, trentacinque in tutto gli indagati.

Accuse pesantissime legate alle cartolarizzazioni dei crediti vantate dalla case di cura private nei confronti delle Asl locali. Si va dall'associazione per delinquere alla concussione, dalla corruzione al riciclaggio, fino alla truffa, falso e abuso d'ufficio. In cella, dunque, il sindacalista-governatore del Pd, che nell'ipotesi della procura di Pescara avrebbe personalmente intascato la bellezza di sei milioni di euro in mazzette. Svegliato all’alba della finanza, è finito in cella a Sulmona nel primo pomeriggio, dove resterà per tre giorni in isolamento. Poi il segretario generale della presidenza di giunta (già segretario regionale socialista) Lamberto Quarta. Quindi il neo assessore alle Attività produttive, Antonio Boschetti (Pd), il capogruppo del Pd regionale Camillo Cesarone, l'ex manager della Asl di Chieti, Luigi Conga (che ha avuto un malore al momento dell'arresto). E ancora: Gianluca Zelli, main sponsor della Pescara Calcio, ai domiciliari l'assessore alla Sanità, Bernardo Mazzocca (Pd), il suo segretario particolare Angelo Bucciarelli, l'ex presidente della Finanziaria regionale, Giancarlo Masciarelli.

Tutti uomini vicinissimi all'ex ministro delle Finanze nonché ex presidente della commissione Antimafia. Un terremoto senza precedenti, perché non è comparabile con quello del 1992 che portò in galera l'intera giunta per i fondi comunitari. Un sisma politico-giudizario che sconquassa la politica abruzzese in questa seconda tranche dell'inchiesta sulla cartolarizzazione di un miliardo di euro dei debiti della sanità regionale. Dietro il tanto pubblicizzato «risanamento» del deficit, secondo la Procura, si nasconderebbe il marcio. Che è venuto alla luce a forza di atti amministrativi, illogici e illegittimi, che andavano a beneficare determinati personaggi.
Su tutti, il re delle cliniche private, Vincenzo Angelini, una sorta di Mario Chiesa calabrese. Grazie alle sue confessioni a rate che gli hanno permesso di evitare il carcere, la procura di Pescara ha accelerato con i riscontri arrivando a ipotizzare tangenti record: una prima tranche da 200mila euro per Del Turco, una seconda sempre per il presidente da 5,8 milioni di euro da spartire insieme al braccio destro Cesarone e al braccio sinistro Boschetti. La Gdf ha rintracciato altri 15mila ancora per Cesarone, mezzo milione per Domenici, 6 milioni e rotti per Conga oltre a una promessa, non andata a buon fine, di ulteriori 550mila euro. E via discorrendo. Un fiume di denaro sgorgato dalle casse della gola profonda dell'inchiesta, l'amministratore della casa di cura Villa Pini d'Abruzzo di Chieti e proprietario della clinica Sanatrix dell'Aquila, che a suo dire sarebbe stato taglieggiato dalla politica regionale. «Paga e riavrai i tuoi soldi» sarebbe stato il ritornello. Lui ha pagato, ma non essendo stati gli altri di parola, s'è vendicato. Spifferando tutto.

(Ha collaborato Serena Giannico)