Le tangenti nel partito? Bersani minaccia querele "E' macchina del fango"

Il segretario non accetta le critiche sullo scandalo che ha coinvolto Tedesco e Penati: "Studio la possibilità di fare una class action da parte di
tutti gli iscritti al Pd&quot;. E accusa i giornali di parlare solo del Pd<a href="/interni/pier_luigi_leader_intrighi_palazzo_rosso/27-07-2011/articolo-id=536992-page=0-comments=1" target="_blank"></a>

Roma - Pier Luigi Bersani non ci sta e non accetta le critiche mosse al suo partito circa lo scandalo che ha coinvolto Alberto Tedesco e Filippo Penati e la questione morale sollevata da più parti. "Lo dico alle macchine del fango che iniziano a girare: se sperano di intimorirci si sbagliano di grosso", ha detto il segretario del Pd. "Le critiche le accettiamo - sottolinea Bersani - le aggressioni no, le calunnie no, il fango no. Da oggi iniziano a partire le querele e le richieste di danni".

La class action "Sto facendo studiare la possibilità di fare una class action", ha poi aggiunto. Le critiche dei giornali, infatti, non si rivolgono solo alla dirigenza del partito - quella direttamente coinvolta nelle amministrazioni e quindi più "a rischio" corruzione - ma a tutti gli iscritti: "Un partito è una società, gli insulti riguardano ciascun componente", sottolinea Bersani. Del resto anche secondo il vice-segretario del Pd, Enrico Letta, "la reazione di Bersani è quella di tutto il Pd, un partito di gente pulita, in cui la militanza e la partecipazione sono i valori di un impegno a servizio del Paese. Nessuna macchina del fango potrà distruggere questi sentimenti e questo impegno".

L'attacco ai media E attacca ancora i giornali: "Piuttosto vorrei capire perchè queste cose vengono chieste solo a noi e non ad altri. A guardare i giornali c’è da rimanere allibiti. Se questi principi sono giusti perchè non si chiedono anche a tutti gli altri partiti? Che invece si comportano all’opposto". Il riferimento è chiaro: il segretario parla di Giulio Tremonti. E' lui stesso a rivelarlo: "C'è Un silenzio tombale su una vicenda che meriterebbe un'attenzione alta. Pongo io la domanda: se questa è una cosa pensabile da parte di un ministro delle Finanze e dell'Economia". 

La replica di Gasparri La replica del Pdl non si fa attendere. E così mentre il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto lo accusa di usare "due pesi e due misure", il portavoce del partito, Daniele Capezzone che gli ricorda gli anni in cui la sinistra è stata giustizialista. E Maurizio Gasparri rincara la dose: "Bersani ci dovrebbe parlare della macchina dei soldi che invece sembra avere alimentato uomini e ambienti della sinistra". Secondo il presidente dei senatori del Pdl "la questione morale va affrontata con rigore a 360 gradi, a destra, al centro e a sinistra. Ma quello che sta emergendo a sinistra è un rapporto finalizzato a sostenere un partito in quanto tale".

La questione morale Tornando alle accuse sulla questione morale ha ripetuto ancora che "il Pd è totalmente estraneo a tutte le vicende. Noi ci stiamo muovendo su quattro principi: rispetto assoluto della magistratura, cittadini uguali davanti alla legge, chi è investito da inchieste fa un passo indietro al netto della presunzione di innocenza e regole più stringenti per la trasparenza e il controllo nei partiti". 

Il caso Tedesco Eppure molti si sono stupiti quando, nello stesso momento, la Camera ha votato per l'arresto di Alfonso Papa e il Senato contro quello di Alberto Tedesco. Il Pd non c'entra, spiega Bersani: "Noi alla Camera e al Senato abbiamo chiesto l’arresto, Tedesco stesso lo ha chiesto. Non è passato perchè al Senato il Pdl, coerente dal lato sbagliato, aveva la maggioranza ma la nostra posizione non può essere oscurata, noi facevamo sul serio, con quel voto, non facevamo finta". E prova a difendersi anche da chi lo accusa di aver portato il senatore in Parlamento nonostante fosse coinvolto nella sanitopoli pugliese: "Non amo distinguere però io non avevo nessuna responsabilità per la candidatura di Alberto Tedesco al Senato. Certamente sono stati fatti errori".

La Lega e i Ministeri al Nord E come lasciarsi sfuggire l'occasione per commentare anche il trasfermimento di alcuni Ministeri al Nord? "Condivido pienamente le preoccupazioni del Capo dello Stato. E di mio aggiungo un giudizio nel quale non voglio assolutamente coinvolgerlo: mi chiedo dov’è finita la Lega di una volta, che i Ministeri voleva semplificarli, chiuderli e valorizzare le autonomie locali. Ora fa l’accattonaggio dei Ministeri in una forma anche grottesca". È il giudizio espresso dal segretario del Pd Pier Luigi Bersani, sulla vicenda delle sedi decentrate dei ministeri, dopo l’intervento del capo dello Stato. "Quello che è successo - sottolinea Bersani - non rappresenta né la dignità del Nord, né la dignità di Monza, nè la dignità di un ministero. Che poi noi si debba discutere di questo mentre tutto tace sulla situazione economica e sociale del Paese, che è molto grave, è una cosa stravagante".