Tangenti, Penati si dimette E Bersani continua a tacere

Filippo Penati, indagato per corruzione, concussione e finanziamenti illeciti del partiti in merito all'inchiesta della procura di Monza sull'area Falck, annuncia di autosospendersi da tutte le cariche: "Faccio due passi indietro
perché la mia vicenda non crei ulteriori problemi al partito". Ma il Pdl: "Perché Bersani non parla?"

Milano - La bufera sul Partito democratico non si attenua. "Ti comunico la mia decisione di rassegnare le dimissioni dalla carica di vicepresidente del Consiglio regionale". Con queste parole scritte in una lettera al presidente del consiglio regionale, Davide Boni, Filippo Penati annuncia le sue dimissioni da vicepresidente dopo l’inchiesta che lo vede indagato per corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti per le aree Falck. Penati ha ribadito la sua estraneità ai fatti che gli vengono contestati dalla Procura di Monza: "Sono certo che riuscirò a chiarire positivamente la mia posizione e confido di poterlo fare nel più breve tempo possibile, sorretto dalla coscienza di non aver commesso nulla di illegale. Ora il mio primo obiettivo è quello di recuperare il mio onore e di dare serenità alla mia famiglia. Visto il clamore e l’eccezionale esposizione mediatica, penso siano imprevedibili tempi brevi per la chiarificazione dell’intera vicenda e pertanto ritengo opportuno garantire la piena funzionalità dell’Ufficio di Presidenza da cui mi sono autosospeso immediatamente dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia, rassegnando quindi le mie dimissioni dall’Ufficio di Presidenza".

Dunque, dopo l'autosospensione e ora le dimissioni dell'ex responsabile della segreteria politica di Pieluigi Bersani, continua a pesare il silenzio del numero uno del Pd. "Perché Bersani continua a mantenere uno sdegnato silenzio sul caso Penati e sulle ultime rivelazioni riguardo la vicenda Serravalle?", ha chiesto il coordinatore del Pdl Sandro Bondi.

Penati si autosespende Penati ha ribadito la sua "totale estraneità ai fatti", ma decide comunque di fare "due passi indietro perché la mia vicenda non crei ulteriori problemi al partito". "Sono accusato - ha proseguito - con una montagna di calunnie da due imprenditori inquisiti in altre vicende giudiziarie che cercano così di coprire i loro guai con la giustizia. Non ho mai preso soldi da imprenditori e non sono mai stato tramite di finanziamenti illeciti ai partiti a cui sono stato iscritto".

Ma Bersani continua a tacere "Sempre veloce nel mettere sotto accusa gli avversari politici, a chiederne le dimissioni o addirittura l’arresto, ora tace e al più si rifugia nella classica giustificazione dei comunisti italiani: il partito è sano, anzi è esemplare, al più esistono delle singole mele marce". Bondi ha chiesto a Bersani di uscire dal silenzio e di prendere una posizione netta sulle accuse rivolte a Penati. Per Bondi, infatti, il Pd "non è sano e quelle che Lei chiama le mele marce in realtà sono vittime sacrificali della logica disumana di un partito che scarica immediatamente sulle singole persone le colpe collettive". "Il partito di Bersani è storicamente il partito al centro di un intreccio inestricabile tra Stato e politica, tra partiti e economia, che nelle regioni rosse celebra il suo massimo trionfo - ha continuato Bondi - se venissero scoperti i rapporti tra le amministrazioni pubbliche locali governate dalla sinistra, da decenni senza alternativa, e i soggetti economici della società civile - ha, infine, concluso - saremmo di fronte alla più colossale e gigantesca, ancora oggi mai scoperchiata, dimensione di corruzione della vita pubblica italiana".