«In tangenziale si pagherà a chilometro»

«Approvato un piano finanziario da 440 milioni per migliorare la rete autostradale»

Gianandrea Zagato

«Anche chi utilizza le tangenziali milanesi deve pagare, come accade già a Los Angeles. Sia chiaro, non una tariffa unica ma differenziata per chilometri percorsi e, perché no, pure con lo sconto». Progetto firmato da Massimo Di Marco, amministratore delegato di Serravalle ovvero della società concessionaria della A7 e delle tre tangenziali milanesi (ovest, est e nord). Tre tangenziali che fanno qualcosa come settantré chilometri virgola ottocento metri da mettere a reddito.
Scusi, Di Marco, ancora un balzello per gli automobilisti...
«... lo chiede la commissione europea: le infrastrutture si devono pagare per chilometri percorsi. È questione di giustizia».
Si spieghi meglio.
«Chi percorre la rete autostradale paga già un pedaggio, mentre chi entra e esce sulle tre tangenziali di Milano non versa nemmeno un cent. È dunque giusto che, nel futuro, quando le infrastrutture saranno telematiche a ogni singolo passaggio possa corrispondere il pagamento. È corretto nei confronti degli altri automobilisti che già pagano perché transitano dalle barriere. Ma, ripeto, questo progetto che stiamo studiando partirà quando avremo realizzato l’autostrada telematica e quindi potremo registrare ogni singolo passaggio».
E, magari, chi più passa meno paga.
«Quando parlo di tariffe differenziate penso proprio a questo. Sconti per chi, pendolare, non viaggia solo in auto oppure per i camion che transitano di notte. Condizioni che, naturalmente, sono per ora solo delle ipotesi».
Eventualità da tradursi in realtà tra quanti anni?
«Be’, direi entro tre, quattro anni».
Sempre che non vengano meno gli investimenti per realizzare l’autostrada telematica.
«Proprio oggi (ieri per chi legge, ndr) i soci hanno approvato - con il solo voto contrario del Comune di Milano - un piano di investimenti da 440 milioni di euro. Opere indispensabili per la sicurezza e il miglioramento qualitativo della rete infrastrutturale, dopo che nel quinquennio 1999-2004 sono stati accumulati gravi ritardi nella realizzazione delle opere stesse. Dunque, gli investimenti ci sono».
Mancano però all’appello del piano finanziario alcune opere: il collegamento Molino Dorino-Rho, la riqualificazione della provinciale Rho-Monza e dello svincolo Cascina Gobba. Non crede che questa scelta sia dannosa proprio per evitare in futuro ritardi nella crescita e nel miglioramento della rete?
«Premessa: siamo stati duramente richiamati da Anas perché questa società nel quinquennio 1999-2004 ha portato a casa aumenti tariffari senza fare investimenti. Quelli che, ora, i soci hanno deciso di far partire. Niente e nessuno vieta, agli azionisti, di inserire quelle altre opere in programmi aggiuntivi».
Sempre che questa società sia in messa in condizione di operare.
«Osservazione non banale, con sette presidenti cambiati in quattro anni e i dipendenti che credevano di essere della pubblica amministrazione. Sa, l’assenteismo, qui, ha raggiunto quota 14 per cento. E il sindacato - col quale i rapporti sono più che buoni - deve ancora superare le logiche di contrapposizione. Ma si può vincere la sfida: basta che i problemi dei soci non si scarichino sulla società».