Tanta voglia di Supercoppa Ma scoppia il caso-Cicinho

Una partita dai mille significati e dalle innumerevoli sfaccettature. Inter-Roma, sfida di Supercoppa che stasera al Meazza di Milano mette in palio il primo trofeo di stagione, si apre col caso-Cicinho, escluso dal novero dei convocati per la trasferta («Non è stato contento della distribuzione delle casacche stamattina in allenamento», ha spiegato ieri Spalletti, che poi ha aggiunto: «Ha detto che così non gli sta bene, ha qualcosa da chiarire e lo farà con tranquillità a casa»), col dubbio Shevchenko (la Roma gli ha telefonato per conoscere la disponibilità a trasferirsi nella capitale; ma la richiesta appare incolmabile) e con lo spasmodico desiderio di vedere subito all’opera il neo-acquisto Julio Baptista. Poi ci sono da analizzare la posizione di Totti (che ristabilitosi dall’infortunio partirà comunque dalla panchina), le frasi a effetto dell’ex Mancini (che ha assicurato di aver spifferato a Mourinho i segreti di Spalletti) e la volontà di dedicare - nel caso - la vittoria al patriarca scomparso domenica scorsa. «Noi faremo una partita per rispetto al Presidente - ha sussurrato il tecnico in sede di presentazione del match - e cercheremo di dedicargli il massimo dell’impegno e della disponibilità».
Insomma, non mancano certo gli spunti per descrivere la sfida delle sfide dell’ultimo triennio (le due squadre hanno conquistato gli ultimi successi nazionali fra scudetti, coppe Italia e Supercoppe) anche se quella fra meneghini e romanisti potrebbe apparire quasi come una partita della quale si sa tutto. In realtà si sa ben poco, perché i volti nuovi possono sovvertire qualsiasi pronostico e quelli vecchi potrebbero dare adito a polemiche mai sopite. Dei volti nuovi, scrivevamo. Di Baptista «bestia» e trascinatore è stato scritto di tutto e di più. Si troverà subito a vivere una sorta di «prova del 9» (anzi, del 19 visto il numero di maglia scelto), con i riflettori puntati addosso e la voglia dei romanisti di eleggerlo immediatamente beniamino della platea. Ma il signor Julio è pur sempre un uomo, seppur sorridente e dal fisico scolpito, e il rischio che possa temere l’emozione è enorme. Ma come? Uno grande e grosso come lui rischia di fallire in Italia? Non arriviamo a scrivere questo, ma è certo che non gli è stato concesso il periodo d’ambientamento necessario per tenere botta alla città e soprattutto a una piazza per certi versi più esigente di quella madrilena.
Chi ha avuto il tempo per assorbire una mentalità romana (e romanista) è stato invece John Riise. Il ventottenne norvegese, primo colpo del mercato giallorosso, è stato indottrinato per bene dallo staff e ha catturato al volo i consigli utili per resistere nella capitale. Roma-Inter è anche sfida nel segno di Aquilani, centrocampista azzurro che Moratti avrebbe voluto strappare alla dirigenza Sensi per omaggiare Mourinho con un elemento raffinato e capace di affiancare i cursori e i portatori di palla nerazzurri. Con Figo alla soglia dei 36 anni e l’impossibilità di arrivare a Lampard, «Aquila» avrebbe rappresentato ad Appiano Gentile la figura del genio al servizio dei sei attaccanti griffati Moratti. Ma Aquilani resta a Roma, dove potrebbe sbarcare - ennesimo affare lungo l’asse - il velocista di Honduras David Suazo. Acquistato un anno fa a suon di bigliettoni, l’attaccante più veloce del pianeta s’è perso (complici le indecisioni di Mancini) al punto che qualcuno gli ha regalato perfino un acronimo beffardo: Sono Un Autentico Zombie Ormai, provate a unire le iniziali per crederci. Chiusura di sipario su Vucinic e Doni, reduci da acciacchi ma necessari nello schieramento di Spalletti. L’idea di sbancare nuovamente San Siro passa attraverso le mani del brasiliano e le invenzioni del balcanico.