Tante bugie dietro il sorriso Carlà «tradita» dagli amici

Bisognava vedere con che veemenza, e che stizza, e che asciuttezza nella scelta delle parole. Insomma, non dovevano esserci equivoci. E dunque via con i punti esclamativi seminati a spaglio. «Io non ho mai difeso Cesare Battisti! Non ne ho l'ideologia. E neppure ho mai avuto un ruolo nella sua mancata estradizione! Sono sorpresa che si pensi a questo. Non mi permetterei mai. È una calunnia! Sono contenta di poterlo dire anche ai familiari delle vittime degli anni di piombo! E poi la moglie di un presidente… Andiamo, il Brasile le sue decisioni le prende da sé». Eccetera. Era domenica. Il tempo era così così, ma nel salotto gauchiste di Fabio Fazio la giornata si annunciava magnifica. In cartellone c’era Carla Bruni, e tra un paio di canzoni e una chiacchiera con la première dame di Francia, i dati d’ascolto si sarebbero impennati, dicevano le previsioni.
Insomma negò di brutto, in quella circostanza, madame Carlà. E di fronte alle proteste della signora, che squassava l'aria con le manine per dare ancora più enfasi alle parole, ce ne tornammo in redazione convinti di essere stati vittime dell'ennesimo episodio di malo-giornalismo. E invece. E invece salta fuori un senatore brasiliano, il senatore Eduardo Matarazzo Suplicy, che la smentisce alla grande. «Non so perché Carla neghi», ha detto paro paro il senatore citando la famosa giallista francese Fred Vargas, pseudonimo di Frédérique Audouin-Rouzeau. «La stessa Fred mi ha detto che lei, Carla, ha mostrato molto interesse per il caso di Cesare Battisti. Fred ha conversato di Battisti con la Bruni prima e dopo la decisione sulla concessione dello status di rifugiato».
Fred Vargas, autrice di gialli ben congegnati che hanno un discreto successo anche da noi, in Italia, si è molto appassionata, da qualche anno, alla causa di Cesare Battisti. Così appassionata da aver fondato un comitato contro la sua estradizione (quando il fondatore dei Pac viveva ancora a Parigi), da averci scritto un libro - non ancora tradotto in Italia - e da aver fatto la spola tra la Francia e il Brasile per caldeggiare con le autorità carioca la liberazione dell’ex brigatista che la giustizia italiana vorrebbe all'ergastolo. Quanto al senatore Matarazzo Suplicy, sembra persona del tutto affidabile, nonostante il nome da romanzo d'appendice. Dicono anzi che egli sia uno degli uomini più influenti del Brasile, oltre che grande amico del presidente Lula. Disse un'altra cosa, Carla Bruni, nella sua comparsata da Fazio. Disse che con suo marito, il presidente Sarkozy, lei non parla di politica. «Non mi intrometto. La sera, a cena, gli dico quello che penso come persona e questo gli è utile…». Eppure, per l'ex brigatista Marina Petrella e per Cesare Battisti devono aver fatto un’eccezione, i Sarkozy, stando a quel che, a Repubblica, ha raccontato la scrittrice Vargas. La domanda, rivolta alla Vargas, era la seguente: Lei è stata aiutata da Carla Bruni (sottinteso: nella sua crociata pro Battisti?). Risposta (che è un capolavoro di equilibrismo): «Carla è una mia amica, ci conosciamo da tempo. A lei piacciono i miei libri, a me piace la sua musica. A Parigi ci frequentiamo e parliamo dei nostri comuni interessi. L'unica cosa vera su quello che è stato detto è che io, una sola volta, sono stata ricevuta, grazie a Carla, dal presidente Sarkozy. È successo dopo la decisione di non estradare in Italia l'ex brigatista Marina Petrella. Il presidente era d'accordo con me sul fatto che il caso della Petrella e quello di Cesare erano simili».
Spiace dirlo, ma qui qualcuno mente. O è la signora Vargas, e non si capisce che motivo abbia; o è la signora Carla quando dice che lei non si è mai interessata della vicenda Battisti. Ci avesse messo meno empito, da Fazio; si fosse sbracciata un po’ meno, in quella sua imperativa smentita, ora uno potrebbe dire: va bè. Così, invece, la vicenda si fa un filino imbarazzante. Almeno a giudicare col metro di quello che una volta si chiamava il comune senso del pudore. Ma già: dimenticavamo che il pudore è sentimento borghese, bacchettone, puzza di moralismo, non è chic, e forse non è neppure di sinistra. A una come madame Carlà, del resto, cosa volete che importi? Il pudore è roba da gentarella comune, andiamo. Per dire: con Claudio Sabelli Fioretti, che la intervistò per Sette nel maggio del 2000, il discorso cadde a un certo punto sulla fedeltà. Lei disse: «Non ho mai capito perché siamo obbligati ad accoppiarci con una sola persona alla volta, in questa vita piccolina che viviamo e che scivola via veloce. Che ansia». I suoi fidanzati non saranno contenti, opinò l'intervistatore. E lei, sprezzante, affacciandosi dall'alto dei cieli dello snobismo: «Io lo dico subito: ciao, sono Carla, non sono fedele. Non essere fedele con me perché me ne frego». Contento lei, cher président…