Tante voci su Facebook: "Le foto di Repubblica sulle donne: che barba!"

La contro-offensiva all’ennesima campagna populista di <em>Repubblica.it</em> parte proprio dalla rete. E su <em>Facebook</em> sono in molti ad essersi stufati. &quot;Sono solo dei guardoni malati&quot;, &quot;Ora basta con questo fango sul premier&quot;

Milano - Alla fine molti su Facebook si sono stufati. "Sono Repubblica e sono a corto di idee. Quindi ogni due-tre giorni invito lettori vanitosi a farsi ritrarre con appelli inutili illudendoli che una beeep di foto basterà per levarci Berlusconi dai beeep". La contro-offensiva all’ennesima campagna populista partita da Repubblica.it parte proprio dalla rete. Una foto del sito satirico Spinoza.it e diversi gruppi nati spontaneamente su Facebook hanno acceso il dibattito e scatenato la rivolta dando voce anche a quel popolo silenzioso che da tempo mal sopporta le campagne insistite e moraliste portate avanti dal quotidiano di Ezio Mauro.

Il web dice basta (a Repubblica) Alessandra Flamminio non sopporta tutte quelle "donne che esprimono sdegno per il comportamento del premier inserendo foto con pose da vamp o in costume da bagno". E’ solo una delle tante che, dopo giorni di post polemici e un tantino bacchettoni, ha voluto dare un taglio a questo andazzo. Per chi non fosse al corrente: a dare l’avvio alla campagna era stato nei giorni scorsi proprio il quotidiano diretto da Ezio Mauro che ha invitato le lettrici a fotografarsi per chiedere (ancora una volta) le dimissioni di Berlusconi dalla presidenza del Consiglio. Foto dopo foto, gallery dopo gallery il popolo di Facebook è passato al contro-attacco. "Io davvero – scrive Chiara Grassi – sono anni che mi domando a cosa beeep possa servire una foto e mandarla a Repubblica. E poi chi se le guarda ste gallerie?". "Non se ne può più…", le fa eco Anna Bordasco. E Manlio Esposito ironizza: "Quelli che mandano le foto sono gli stessi che fanno le elezioni del Grande Fratello e mandano i filmati dove gridano ItaliaUno". Insomma, la protesta contro il Cav diventa un pretesto per esaltare l’edonismo della sinistra benpensante. Basta fare un giro su una pagina qualunque del social network per accorgersene. Gennaro Borrelli si lamenta anche degli appelli di Saviano e delle petizioni on line. "Sono solo dei guardoni malati – scrive invece Livio Spinelli – dovrebbero andare dal medico". 

Fotografie e qualunquismo Quello che sembra irritare il popolo di internet è la faciloneria con cui viene strumentalizzato il caso Ruby. Per esempio, Antonio de Pascali – creatore del gruppo di discussione "Ci siamo rotti i beeep degli indignati per Berlusconi" – ci tiene a dire basta come uomo: "Diciamo basta, però, a questo fiume di fango politico mascherato di moralismo bacchettone. Questi gaglioffi non possono e non devono fare la morale a nessuno con la complicità di magistrati delinquenti. La loro storia la conosciamo bene tutti". Alla raccolta di fotografie lanciata da Repubblica.it si aggiunge l’invito a sostituire l’avatar personale di Facebook con il volto e la storia di una donna che le rappresenti. "Queste donne – spiega lo stesso quotidiano diretto da Ezio Mauro – sono tutt’uno con quelle che scenderanno in piazza il prossimo 13 di febbraio". Il principio non differisce di tanto dalla protesta fotografica. In molti ironizzano: "Ora so quali amiche cancellare dalla mia lista…". "C’è solo da aspettare le elezioni e votare contro chi si ritiene così sgradevole – scrive, invece, Dario Cafiero – sennò siamo tutti parolai (e ho il vago sospetto che lo siamo)".

Ora il popolo silenzioso parla "Non mi indigno ma provo pena per i marmi rossi, mausolei poggiati sul nulla, il nulla di una storia fallimentare - scrive Francesco Jonson nel gruppo di discussione creato da De Pascali - moralmente e intellettualmente superiori che non né azzeccano una". Gli fa eco Gianni Muscatello: "accio presente che mi indigno a chi si indigna davanti alla vita privata del premier ma non ne condivido minimamente la politica". Più ironico, invece, Livio Spinelli: "Litigano di giorno (...) ma su quello che fanno la notte stanno tuttti d'accordo". Quello che emerge sia dai commenti all'immagine satirica di Spinoza sia dai gruppi di discussione è un popolo silenzioso che non scende in piazza per difendere il "diritto" della magistratura a violare la privacy del premier, che non si schiera con conduttori tivù che sulle reti pubbliche processano il governo senza contraddittorio, che non accetta il moralismo-bacchettone della sinistra. E soprattutto di Repubblica