Tanti articoli dalle toghe Fatto, Repubblica, Unità sono le gazzette dei pm?

Il giudice del caso Ruby sul Fatto parla della condizione femminile in Italia. Da Spataro ai vari Ingroia e Caselli: tanti pontificano sulle inchieste. <strong><a href="/sondaggio_1a.pic1?PID=167">Giusto che i pm scrivano sui giornali? VOTA</a></strong>

Milano - Puntano il dito contro i giornalisti ma poi mettono la loro firma in testa a corrosivi articoli pubblicati in prima pagina. Capita anche questo nel nostro paese. Capita che i magistrati procedano con la sciabola contro cronisti politicamente non corretti, capita addirittura che li querelino, ma capita anche che quei magistrati entrino nel vivo delle questioni incandescenti che dividono l’opinione pubblica.

C’è una certa tradizione, in Italia, su questo versante: una pattuglia di giudici, anche molto titolati, scrive. Incide i problemi come fanno i chirurghi, oppure più semplicemente, sfrutta il trampolino della visibilità per dibattere questioni alte. Un esempio? Lo si trova, guardacaso, sul Fatto quotidiano: Annamaria Fiorillo, il pm della notte di Ruby in questura, il magistrato al centro delle polemiche con il Ministro degli interni, la Fiorillo dunque scrive un dotto articolo, in cui si prende sul serio sin dall’incipit: «Vorrei approfittare di questo scorcio di visibilità. del tutto involontario e transitorio...». Poi, dopo aver sfiorato il tema Ruby e dopo aver seminato un enigma di cui forse non è difficile vedere la soluzione - «il nemico del genere femminile non è affatto il genere maschile e nemmeno un solo determinato individuo maschio (che per pudore chiamerò L’innominato)», passa a discutere della condizione delle donne, “noi e il maschilismo“, nel nostro Paese, chiude parafrasando Mao: «Le donne, tutte le donne, sono l’altra metà del cielo».

Un articolo come un altro, ci mancherebbe. Un articolo come quello che uno dei magistrati di punta della Procura di Milano, Armando Spataro, ha scritto, guardacaso, sempre sul Fatto qualche giorno fa. Qui Spataro, come sempre lucido e concreto, contestava la tesi della giustizia a orologeria, a proposito dell’esplosione del caso Ruby 24 ore dopo il verdetto della Corte costituzionale sul legittimo impedimento: una tesi che si può condividere oppure no e però va tenuto presente che arriva dalla cattedra autorevole della Procura di Milano.

E’ questo il punto. La magistratura è una e trina: scava alla mattina, al pomeriggio spiega sui giornali quel che ha fatto al mattino, alla mattina e al pomeriggio scrive comunicati e talvolta querela chi le ha fatto le pulci. Non sono troppe parti in commedia?

Giancarlo Caselli, altra toga illustre, ha consegnato più di un editoriale a giornali - L’unità e la Repubblica - ritenuti vicini al cosiddetto partito dei giudici, partito che, naturalmente, per le correnti che lo compongono, non esiste. Insomma, le toghe tagliano le unghie al potere politico, poi lo colpiscono sui giornali e già che ci sono attaccano i giornalisti che li hanno attaccati. Antonio Ingroia, motore di molte delicate inchieste palermitane su Berlusconi e il berlusconismo, dopo aver partecipato al forum di lancio del Fatto - pure lui si è trovato dale parti del quotidiano di Padellaro e Travaglio - ha scritto uno splendido libretto, molto ben argomentato, C’era una volta l’intercettazione, che già dall’uso dell’imperfetto va all’attacco del governo e della sua politica giudiziaria: la tomba dei faldoni. Quale è il confine fra l’Ingroia Pm e l’Ingroia saggista? Risultato: Ingroia va avanti a intercettare, la legge è sempre coniugata al futuro.

I giudici si lamentano per il ruvido trattamento subito dai giornali. Per carità: la denigrazione, cui accennava Edmondo Brut Liberati nel suo comunicato di ieri, non è accettabile, ma la critica sì. Come peraltro riconosce lo stesso Bruti Liberati. Dunque, basta mettersi d’accordo sul concetto di par condicio. Le inchieste oggi in Italia nascono fra squilli di tromba dei giornali, vengono svelate in tempo reale, poi i pm le ratificano in prima pagina. Peccato che quando non gradiscono le indagini o gli editoriali della stampa, ricorrano a comunicati o passino direttamente alla carta bollata. Qualcosa non funziona. Ed è da molti anni che è così.