«In tanti bussano alla porta di Fiat»

L’importanza del gruppo. Psa? «Ci ha ispirati»

Pierluigi Bonora

nostro inviato a Ginevra

«Il ruolo che svolgo mi consente di verificare come sta cambiando l’attenzione di tutta l’industria dell’auto verso la Fiat. Ora siamo noi a essere interessanti per tanti costruttori e non è più, come due anni fa, quando dovevamo andare a bussare alla porta di tutti. Ci viene riconosciuto il salto compiuto nella tecnologia e nei prodotti: il gruppo possiede piattaforme, modelli e opera in mercati di grande interesse per società anche molto più forti di noi, che solo poco tempo fa non ci parlavano nemmeno».
Alfredo Altavilla, 42 anni, tarantino, laureato in Economia, celebra nel 2006 il suo sedicesimo anno alla Fiat. È uno dei manager sui quali l’amministratore delegato Sergio Marchionne ha deciso di puntare, inserendolo nella task force dell’Auto. Chiuso il capitolo Gm, dove ha diretto la joint-venture Powertrain, Altavilla è diventato lo stratega delle alleanze industriali del gruppo, l’attività su cui si basa il rilancio dell’Auto. La scelta non è stata casuale, visto che Altavilla si è sempre occupato dei rapporti internazionali di Mirafiori e ha vissuto quattro anni in Cina dove ha avviato le attività automobilistiche della Fiat. Ora, insieme alla responsabilità degli accordi (8 quelli siglati quest’anno), il manager pugliese è anche amministratore delegato di Tofas, la joint venture turca di Fiat Auto dalla quale sono attesi nuovi significativi sviluppi. «All’estero ci rispettano - dice Altavilla - soprattutto per l’atteggiamento di umiltà che caratterizza la squadra, insieme alla fame di risultati. Non esistono più supponenza e arroganza».
Faccia il nome di un concorrente con cui fino a qualche tempo fa sarebbe stato difficile trattare...
«La collaborazione con Ford è emblematica. Si basa, infatti, su una nostra piattaforma prodotta all’interno di un nostro impianto ed equipaggiata con i nostri motori. Siamo fieri di questo accordo».
Non è facile riscuotere la fiducia di un uomo come Marchionne e, soprattutto, seguire i suoi ritmi...
«Lavorare con lui rappresenta un’occasione più unica che rara. È un vero leader. Quanto si lavora diventa un fatto secondario: l’unica cosa che conta è portare a casa il risultato».
Con chi è più difficile trattare: con un costruttore europeo, americano oppure asiatico?
«Bisogna capire subito se il tipo di collaborazione allo studio è win-win oppure è tempo perso».
Si spieghi...
«Pensare di fare un accordo mirato dove ci sia un solo vincitore non porta a nulla. Bisogna avere la capacità di strutturare un dialogo in cui entrambi vincano qualcosa. Se si comincia a parlare con l’intenzione di ingannare l’altro, si perde solo tempo. Su 10 idee che nascono, 6 abortiscono nei primi 15 giorni, 3 dopo due mesi e una giunge alla firma».
Il biglietto da visita più importante è gruppo Fiat o uno dei singoli marchi?
«La potenza di fuoco del gruppo è insostituibile. Potersi presentare come Fiat Group, una realtà che annovera anche l’Auto e Powertrain Technologies e che quando fa un’operazione, come quelle in India con Tata e in Russia con Severstal, può contare su fornitori di primissimo livello, tipo Magneti Marelli o Comau, è estremamente importante. Se giocassimo soltanto come Fiat Auto la nostra azione sarebbe limitata».
Quindi, lei propone ai possibili partner un pacchetto completo...
«Quando preparo un accordo cerco di coinvolgere tutti i settori del gruppo Fiat».
Psa, con cui collaborate, è senza dubbio il punto di riferimento per chi, come voi, vuole stipulare intese mirate...
«Il modello Peugeot-Citroën è quello a cui ci siamo ispirati».
E in molte commesse, purtroppo per voi, sono arrivati primi...
«Per Fiat l’alleanza con Gm era vincolante. Oggi siamo liberi di spaziare sul mercato. Le alleanze totali, nell’auto, non funzionano. Fare accordi mirati con le stesse aziende con cui Psa coopera non è impossibile: il caso Ford lo dimostra».
Fiat Auto e i mercati emergenti...
«La strategia è quella di collegarci a partner locali forti e senza pretendere di comandare. Non vogliamo apparire come colonizzatori».
Nascerà in Turchia la futura automobile a basso costo italiana?
«Il progetto dev’essere ancora approvato».