Tanti furti e poche denunceI cinesi sono sotto attaccoe ora pensano alle ronde

La comunità cinese sempre più vittima di rapine e furti. Marco Wong, presidente onorario di Associna: "Ogni giorno a Roma i commercianti cinesi vengono rapinati, ma in pochi sporgono denuncia". E per difendersi pensano alle ronde. <strong>Giallo sul delitto di Roma: <a href="/interni/roma_giallo_delittola_borsa_rubata_era_piena_soldi/rapina-omicidio-roma/07-01-2012/articolo-id=565771-page=0-comments=1" target="_blank">la borsa rubata era piena di soldi</a></strong>

Gioiellerie e tabaccherie. Obiettivi facili e sostanziosi per arraffare il bottino quando si avvicina l’ora della chiusura. La microcriminalità spesso opera così per rapine “last minute” e con pochi rischi. Ma i tempi cambiano e anche la criminalità si specchia nel tessuto socio-economico in cui viviamo. Così in fase di crisi adesso i bersagli preferiti dai rapinatori a mano armata sono diventati i cinesi.

Cinesi che hanno sempre, alla chiusura dei loro negozi e dei loro bar-ristoranti, diverse migliaia di euro in tasca. Crimini che spesso finiscono bene, con il colpo che fila via liscio e senza spargimento di sangue. A volte però come nell’ultimo caso avvenuto a Roma, un padre perde la vita insieme alla sua bambina che stringeva in braccio. Le rapine a danno dei cinesi stanno diventando un colpo sicuro per la microcriminalità.

Un bersaglio facile, spesso indifeso e che dopo non sporge neanche denuncia. E’ questo l’allarme lanciato da Marco Wong, presidente onorario di Associna, la principale associazione delle nuove generazioni italo-cinesi nati o cresciuti in Italia che dal 2005 lavora per creare un ponte tra le due culture e favorire l'integrazione: “I reati e le rapine a danno dei cinesi stanno aumentando notevolmente. Mi capita spesso di parlare con diversi commercianti cinesi - spiega Wong - e la storia è sempre la stessa. Ogni giorno qui a Roma vengono rapinati, ma in pochi sporgono denuncia”.

La barriera più dura da superare per denunciare una rapina spesso è quella linguistica. “In molti non conoscono bene l’italiano e spesso quando vanno dalla polizia – afferma Wong- difficilmente riescono a spiegare cosa sia successo e dare dettagli utili per arrestare i criminali. Tanti commercianti la sera hanno molti contanti in tasca e quindi sono ormai in cima alle preferenze dei rapinatori”.

Quello di Roma è l’ultimo episodio di una serie che va avanti da tempo. Prato, una delle città italiane con la maggiore densità di immigrati cinesi, ha giornalmente un “bollettino di guerra” che racconta di scippi, rapine e borseggi sempre con vittime cinesi. Lo scorso 30 dicembre a Tavola di Prato quattro nordafricani hanno fatto irruzione nell'abitazione di un cinese. L'uomo è stato aggredito e colpito alla testa. Dopo essersi fatti consegnare denaro e gioielli, l'uomo è stato immobilizzato con nastro adesivo, poi i banditi sono fuggiti.

Sempre a Prato lo scorso 3 gennaio un cinese è stato aggredito da tre uomini ed è stato rapinato dopo essere stato ferito con un coltello al braccio e al gluteo. Lo stesso giorno un altro cinese è stato vittima di una rapina a Prato davanti a un istituto scolastico che ha fruttato ai malviventi una catenina d’oro e i contanti che l’uomo aveva in tasca.

Una situazione allarmante fatta da piccoli episodi che però dicono molto su come i rapinatori scelgano i loro obiettivi. Il quadro non cambia a Milano, come racconta Don Domenico Liù, prete cinese che per quattro anni ha lavorato in Via Paolo Sarpi, Chinatown milanese, sul fronte dell’integrazione degli immigrati. “Spesso mi è capita di ascoltare diverse storie di rapine e di borseggi. Molte ragazze cinesi, alla chiusura dei negozi la sera hanno paura di tornare a casa. In tante sono state vittime di scippi e magari dentro la loro borsa avevano l’incasso della giornata o il loro salario. I rapinatori spesso sono altri immigrati, senegalesi o marocchini, ma purtroppo anche italiani”.

I cinesi da quando hanno invaso le città italiane con le loro attività commerciali guadagnano bene e proprio in quartieri dove prima c’erano negozi, bar, panetterie gestiti da italiani. Quartieri che cambiano volto e soldi che non finiscono più in tasche italiane. “Durante alcuni incontri che ho avuto con italiani del quartiere – racconta Don Domenico Liù -il tema della ricchezza dei cinesi è spesso saltato fuori. In molti mi dicono: Padre, loro sono ricchi, stanno bene nonostante la crisi, noi invece siamo ogni giorno più poveri…”.

Rabbia e semplice costatazione di una situazione economica e di una concorrenza spietata da parte cinese che ha messo in ginocchio, grazie a costi di produzione più bassi, molti commercianti del nostro Paese. Un quadro che spesso può portare anche ad atti criminali barbari e spietati verso chi ora è il “nuovo ricco”. Ma adesso dopo questa serie di rapine i cinesi cominciano ad organizzarsi per la loro sicurezza in maniera privata.

“Da anni i commercianti cinesi sono sempre più vittima di rapine, tanto che diversi mesi fa all'Esquilino - la Chinatown della capitale - hanno istituito dei servizi di vigilanza finanziati da loro stessi per proteggere i loro negozi. E noi come Associna offriamo il lavoro dei nostri legali per aiutare i cinesi a denunciare e ad avere un sostegno in tribunale", spiega Wong.

Sembra proprio che anche le rapine adesso stiano diventando “made in China” sostituendo il “made in Italy” a danno di gioiellieri e tabaccai. Per una volta non si discute di qualità di prodotti, ma di crimini che possono finire in tragedia. La criminalità non conosce nazione.