Dopo tanti guai Denise torna "miss sorriso"

La Karbon vince il gigante di Soelden, gara di apertura della stagione, davanti alla Mancuso: come dieci anni fa aveva fatto la Compagnoni

da Soelden

Serviva una vittoria per lanciare una stagione che si presentava problematica, per attirare attenzione e interesse sullo sci? Non abbiamo dovuto aspettare tanto, no, nemmeno una gara, perché «miss sorriso» Denise Karbon nel primo gigante ha tirato fuori dai piedini d'oro due discese eccezionali e ha messo in fila tutte, a cominciare da miss... (miss e basta) Julia Mancuso, staccata di 33/100.
Era da dieci anni esatti che l'Italia non festeggiava un inizio di stagione vincente, nel 1997 era stata la Compagnoni a battere tutte nel gigante di Tignes e a quella vittoria ne aveva fatte seguire tre consecutive, prima di diventare campionessa olimpica nel 1998. Denise non è Deborah, ma in comune con lei ha tante cose, oltre alle due lettere iniziali del nome: ha un talento straordinario, una leggerezza nella sciata che nessuno può insegnare e che, in condizioni difficili come quelle di ieri (ghiaccio, ripido, tracciato angolato), fa la differenza; poi la sfortuna, con una raccolta di infortuni e di interventi chirurgici da guinness. Infine, Denise come Deborah ha la capacità di non abbattersi e di credere in se stessa, quindi di saper risorgere. Come dimenticare le sue parole al traguardo del gigante olimpico del Sestrière, febbraio 2006, quando emerse dalla nebbia con un ritardo imbarazzante dalla vincitrice Mancuso e piangendo disse che in pista «me la sono fatta addosso per la paura di rifarsi male»?
«Ma dai, adesso non voglio parlare del passato e degli infortuni. Mi godo questa gioia incredibile che mi porterò dentro per tutta la vita e voglio solo guardare avanti, farlo con ottimismo è ancora più facile indossando il pettorale rosso di leader». Nessuna come Denise meritava di vincere ieri, del resto nessuna ha sciato come lei nelle due manches: non Julia Mancuso, bravissima nella seconda ma trattenuta nella prima; non Tanja Poutiainen, al comando a metà gara ma in difficoltà sulla pista rovinata che si è trovata sotto gli sci partendo per trentesima nella seconda manche e quarta alla fine; non Katrin Zettel, la piccola austriaca che salendo sul podio come terza ha evitato ai padroni di casa una disfatta, perché Hosp e Schild sono finite oltre la decima posizione.
L'unico dispiacere nella giornata trionfale di miss sorriso è stata la consapevolezza che in Italia nessuno ha potuto vederla in televisione: «Spero che questa vittoria serva a cambiare qualcosa. A volte è dura, per sette mesi ci alleniamo con fatica e nessuno si interessa a noi, poi iniziano le gare e se non vinciamo continuano a ignorarci, ma quando va bene la gioia è talmente grande che si dimentica tutto».
A proposito di gioia, ecco Much Mair, incredulo per l'esordio vincente da Ct delle donne: «È un sogno, ho provato una grande emozione, il cuore batteva forte, anche più di quando in pista scendevo io». Avanti così, col sorriso e senza mai dimenticare il primo comandamento della sua gestione: «Ragazze, pensate soprattutto a divertirvi!». Consiglio vincente.