Tanti misteri e una sola certezza Elisa uccisa da chi non l’ha capita

Elisa Benedetti, la ragazza di Città di Castello trovata morta in una zona boscosa alle porte di Perugia, sarebbe morta di insufficienza cardio respiratoria provocata dal freddo. È quanto emerge dall’autopsia eseguita ieri, che ha escluso che Elisa abbia subito una qualche violenza, prima di morire. Finisce così dunque, dentro un mefistofelico cocktail di mistero, disperazione e solitudine, la storia di una ragazza per bene che nessuno forse aveva mai capito, né conosciuto veramente. Un cocktail di droga, alcol e fantasmi da scacciare. Come la morte della madre, avvenuta due mesi prima, che le aveva lasciato un vuoto incolmabile. Un cocktail venefico che, inghiottito tutto d’un fiato, tutto in una sera, fa deragliare all’improvviso la vita di quella ragazza per bene e la fa precipitare nell'acqua gelida. Nel buio, per sempre.
Elisa Benedetti, 25 anni, studentessa, scompare la notte tra sabato e domenica e la ricostruzione di quella scomparsa, frammentaria e confusa, come può essere il racconto fatto dalla sua migliore amica, Vanessa, anche lei quella sera alticcia, è già rocambolesca. Vanessa racconta di aver passato qualche ora con Elisa in un bar di Ponte Rio dove si erano intrattenute con quattro nordafricani. Poi, risalite in auto senza una meta precisa hanno un incidente. Una cosa lieve, un tamponamento. Mentre Vanessa parla col conducente dell’altra vettura coinvolta, Elisa, improvvisamente, rimette in moto la Punto e sparisce. «Abbiamo bevuto qualche aperitivo di troppo, sono preoccupata per lei», dirà ai carabinieri dando l’allarme. Scattano le ricerche, si intrecciano testimonianze contrastanti, frammentarie (una donna dice di aver visto una giovane in stato confusionale, che dopo aver suonato il campanello, era risalita su una Fiat per allontanarsi, seguita da altre due auto. Un uomo dichiara di avere sentito suonare al citofono non ricevendo però nessuna risposta) fino a quando lunedì il corpo di Elisa viene ritrovato in un bosco nei pressi di Civitella Benazzone, a nord di Perugia, vicino a un laghetto artificiale, ad alcuni chilometri da dove qualche ora prima era stata trovata l’auto. Che cosa è accaduto veramente? Perché Elisa è ripartita. Dove voleva andare? Ha fatto tutto in preda all’offuscamento che possono regalarti alcol e droga inghiottiti in una notte? O, in uno scampolo di lucida follia, voleva andare deliberatamente incontro alla morte? Per cancellare per sempre le sue paure del passato, la solitudine, la disperazione. Mai capita fino in fondo, forse, nemmeno dalle persone che più le stavano vicino, come l’amica Vanessa, compagna di studi e di call center.
Ma Elisa quella notte dei misteri fa anche una telefonata. Gli ultimi a sentire la sua voce sono gli operatori del 112 a cui si rivolge per chiedere aiuto. «Mi hanno violentata. Ho paura, ho tanta paura, non riesco a camminare, la macchina si è fermata, aiutatemi» dice la giovane in una telefonata fatta alle 2.07 e che dura 27 minuti. I carabinieri cercano di localizzarla, «dove sei?» le chiedono. «Non lo so - risponde lei -. L’ultimo ricordo che ho è che eravamo all’Ip di Ponte Rio. Poi siamo venute verso Ponte Pattoli e poi... non ricordo... non so dove sono». Non servono le raccomandazioni che le vengono fatte: non scendere dall’auto, accendere fari e frecce. Elisa infatti inizia a camminare a ritroso, sperando di ritrovare la strada dalla quale è venuta. Ma, evidentemente si perde, rimane intrappolata tra fango e rovi. E il suo cellulare si spegne per sempre.
Ma nel cocktail di droga, alcol e misteri ci sono anche due figure maschili che spuntano nella spezzettata ricostruzione dell’ultima notte di Elisa. Salendo sulla Punto la venticinquenne, che da poco conviveva con il fidanzato brasiliano Alex, avrebbe detto di voler cercare Matteo a Ponte Pattoli. Qui si trova la discoteca Red Zone, dove Elisa sarebbe stata vista da un buttafuori a bordo della Punto grigia e dove la ragazza comprava abitualmente droga. Chi è Matteo? Elisa lo conosceva? Gli investigatori sono ancora al lavoro per capire se Matteo esiste e se possa essere un pusher della zona. Non si esclude, infatti, che Matteo abbia fornito la droga a Elisa quella sera, dal momento che anche Vanessa ha ammesso che entrambe l’avevano comprato. E nelle ore che seguono il ritrovamento del cadavere di Elisa viene messo sotto interrogatorio anche Alex Pieraccini, il suo fidanzato. Che sorprendentemente aveva provato a usare il bancomat di Elisa. Già conosciuto alle forze dell’ordine, Alex avrebbe provato a ritirare dei soldi. Ma il bancomat era bloccato e i dipendenti della banca hanno dato l’allarme. Il mistero, almeno questo, viene chiarito rapidamente: il conto era cointestato.
Ma gli altri, gli altri cento interrogativi di questa strana, angosciante storia? Restano. Come restano i cento e cento messaggi di amicizia che compaiono in rete : «Adesso sei in un posto dove non c’è più freddo e non è più buio. Ciao Eli». E ancora «Addio Elisa ci mancherai». E fa strano che a salutare con commozione intensa la ragazza dei misteri siano amici che lei non ha mai conosciuto. Amici che sembrano più veri di quelli veri.