Tanto pathos e poca azione nel dramma degli indios

L’unico film recente al quale si può paragonare La terra degli uomini rossi di Marco Bechis è La foresta di smeraldo di John Boorman. Ma Boorman aveva tenuto conto delle esigenze spettacolari, ponendo un europeo al centro e gli indios sullo sfondo. Bechis tenta invece di rispettate la realtà e tenta la via di mezzo tra film a soggetto e documentario antropologico. Qui i bianchi (inclusi la Caselli e Santamaria) sono intrusi, più che persecutori, mentre gli indios vivono un dramma più interiore che esteriore (talora s’impiccano per alienazione). Bechis non vuole far di loro carne di porco: l'ha già fatto Ruggero Deodato (Cannibal Holocaust). Come dargli torto? Però non si dirige bene un film quando si dimentica la trama e si nega lo spettacolo.
LA TERRA DEGLI UOMINI ROSSI di Marco Bechis, con Claudio Santamaria, Chiara Caselli. 104 minuti