TANTO VA IL GARRONE AL LARDO CHE CI LASCIA LO ZAMPARINO

La battaglia sui diritti televisivi ha un suo senso. É chiaro che, con una sproporzione così forte di mezzi in campo, si rischia di avere un campionato con sole tre squadre che vincono alternativamente. O, meglio, con sole due squadre che vincono alternativamente e una che parte tutti gli anni per vincere e poi non vince.
Ma è anche chiaro che, se il calcio è in mano alle televisioni a pagamento, quelle sono liberissime di pagare 100 un prodotto che interessa a 100 persone e di offrire 5 per un prodotto che ha un bacino di pubblico di 5 persone. Fare finta che il Chievo e la Juventus siano la stessa cosa non è giusto e non giova nemmeno al Chievo. I modelli sono altri: quello per cui il 50 per cento dei diritti televisivi viene ripartito fra tutti e l’altro 50 per cento è gestito nelle trattative con le singole squadre. Oppure quello a stelle e strisce con un tetto ai salari e la possibilità per le squadre più deboli di avere i giovani migliori l’anno successivo.
Quindi, la battaglia di Riccardo Garrone non è sbagliata, in via di principio. Però.
Però il Garrone furioso perde un po’ di forza quando la sua diventa una battaglia politica: il riferimento alle colpe di Forza Italia nella mancata approvazione della nuova legge è senza dubbio corretto, ma perchè non ricordare che la normativa che Garrone indica come l’inizio di tutti i mali del pallone è stata approvata dalla maggioranza di centrosinistra?
Però il Garrone furioso perde un po’ di forza quando si vedono i suoi alleati: Diego Della Valle è un signore che ha preso la Fiorentina dopo un fallimento - senza un grande atto di generosità come quello di Garrone che invece quel fallimento alla Sampdoria l’ha evitato - e in questo momento tutte le sue dichiarazioni sembrano più interessate alla politica che al calcio. E Maurizio Zamparini? É perfetto per il Processo del lunedì, che non sembra proprio l’habitat ideale di Garrone. Quantomeno per il tono di voce del presidente blucerchiato.
Insomma, la nostra paura - vista anche la scarsa o nulla adesione di altre squadre alle idee di Garrone - è che il patron sampdoriano sia stato mandato avanti in virtù della sua credibilità personale e della sua forza morale, ma che in realtà rischi di trovarsi con il cerino in mano. E che a pagare tutta questa battaglia sia la Sampdoria, squadra troppo dipendente dai prestiti delle grandi, Milan in primis, per potersi permettere di urlare contro le grandi brutte e cattive.
Il mondo del calcio è spietato: basta pensare a Zeman, agli straordinari risultati che ha ottenuto con squadre modeste ed al fatto che non abbia oggi una panchina perchè non è politically correct. O ai soprusi subiti da alcune squadre, clamorosi quelli ai danni della Roma qualche anno fa, perchè non facevano parte di un certo sistema.
Qua, tanto va Garrone al lardo che rischia di lasciarci - lui e la Samp, non altri - lo Zamparino. E (Del)la Valle rischia di essere solo quella di lacrime blucerchiate.