«Tanzi vada in carcere: è pieno di soldi e può tentare la fuga»

MilanoE adesso l’incubo per Calisto Tanzi si fa maledettamente vicino: l’incubo di tornare nella cella di una prigione. Era uscito dal penitenziario di Parma il 9 aprile 2004, alla vigilia di Pasqua, dopo 104 giorni di arresto preventivo: e dentro di sè cullava probabilmente la convinzione che fosse un addio definitivo al ruvido ed egualitario mondo del carcere. Invece ieri sull’ex cavaliere del Lavoro piomba una doccia gelata: il tribunale del Riesame di Milano accoglie la richiesta della Procura generale, che aveva chiesto in gran segreto di rispedirlo in cella dopo la conferma in appello della condanna a dieci anni per aggiotaggio. Ora l’ultima speranza per Tanzi di schivare manette e sole a scacchi è affidata al ricorso in Cassazione già annunciato dai suoi legali.
Il 19 luglio scorso la corte d’appello, la stessa che aveva emesso la condanna a dieci anni, aveva rifiutato di arrestare l’imputato: fino alla sentenza definitiva la pena in Italia non si esegue, e poi Tanzi a settant’anni può chiedere di scontare la pena ai domiciliari. La Procura generale però aveva insistito. E ieri i giudici le danno ragione. Tanzi deve aspettare in carcere la fine dei processi, dicono i giudici, perché c’è il concreto rischio che altrimenti fugga all’estero. Ha buoni motivi per fuggire, e da qualche parte i soldi per farlo.
Non era una decisione scontata. A parte la meritata impopolarità del bancarottiere di Collecchio, protagonista di un crac che ha devastato i risparmi di decine di migliaia di famiglie, sui tavoli dei giudici c’era poco altro. Del tesoro estero di Parmalat, quello che Tanzi avrebbe imboscato in Ecuador prima di essere arrestato, non si è mai trovata traccia concreta. E nemmeno dopo la condanna-bis l’ex Cavaliere è stato sorpreso a fare concreti tentativi di tagliare la corda: «Tanzi è stato scarcerato sei anni orsono e non ha mai dato luogo a rilievi di sorta», avevano scritto i giudici della Corte d’appello.
Ieri la situazione si ribalta. Il Tribunale del Riesame afferma: «La disponibilità di ingenti risorse finanziarie rende altamente probabile che l’ex patron di Parmalat possa far perdere le sue tracce» prima che divengano definitive le sue condanne. E aggiunge una considerazione che a Tanzi forse era sfuggita: anche se ha già compiuto settant’anni, non è automatico che la sua pena debba essere comodamente espiata ai domiciliari. I domiciliari bisogna meritarseli. E Tanzi - con la sua «capacità criminale non occasionale» non è detto che se li meriti.