Tapie: «Ingiusti gli attacchi del Milan»

(...) Ma voglio capire anche perché mai il Milan ha deciso questo tipo di atteggiamento». Quale atteggiamento? «Una sorta di offensiva nei confronti del Marsiglia. Non ci sono stati casi analoghi anche in Italia?». Allude al processo che ha coinvolto la Juventus? «Anche. Hanno tolto gli scudetti alla Juventus e forse hanno aperto inchieste sui campionati che qualche calciatore ha denunciato come ha fatto Eydelie? (Carlo Petrini n.d.r.)». E allora? «Allora voglio riflettere, voglio telefonare ai miei amici del Milan. Io ho molti amici nel Milan, anche tra i calciatori. Voglio parlare con Braida, con lui ho un grande rapporto».
Una storia vecchia di quattordici anni ma che ha i gas tossici del calcio moderno, tra sospetti, insinuazioni, pentiti a gettone. Anche se Eric de Montgolfier, oggi procuratore della repubblica a Nizza, ai tempi giudice dell’affaire Valenciennes-Olympique di Marsiglia (condanna di Tapie, di Jean-Pierre Bernès, di Jean-Jacques Eydelie, quest’ultimo a un anno con la condizionale e a 12mila franchi di ammenda e di due calciatori del Valenciennes Robert e Burruchaga), ha una versione particolare sulla vicenda: «Penso che queste rivelazioni di Eydelie non debbano avere alcun interesse almeno in margine al caso di cui mi occupai: ai tempi del processo, infatti, lo stesso Eydelie si rifiutò di scaricare le responsabilità e le colpe su Bernard Tapie. Anzi ricordo che durante le loro deposizioni a Font-Romeu, dal giudice Beffy, dissero tutti, mentendo, di non sapere nulla, dico tutta la squadra dell’Olympique. Oggi Eydelie, invece, afferma di averli informati tutti. Quello che sta dicendo ora conferma comunque di come andavano le cose a quel tempo».
Dobbiamo aspettare l’1 di marzo, data di uscita del libro «Archipel», scritto da Eydelie con il giornalista Michel Biet, nel quale ci sarebbero ulteriori rivelazioni ma non tutte «indirizzate per bruciare Bernard Tapie», secondo la tesi degli autori. La storia acida va a continuare. Si rispolverano le dichiarazioni di Cantona che rivelava di aver dovuto accettare le iniezioni a Marsiglia, dell’irlandese Tony Cascarino: «Mi raccontavano che era tutto legale ma sono certo al 99 per cento che così non fosse»; dell’inglese Waddle che ribadiva la pratica quasi quotidiana delle iniezioni. E del campione d’Europa Manuel Amoros: «Ci dicevano che era vitamina B12». O di Brunel che ricordava una strana bevanda gialloarancione: Actibiomax, un integratore, secondo l’osteopata Bailly.
Jean-Jacques Eydelie dice nessun calciatore del Milan e dell’Olympique di Marsiglia si sottopose al test antidoping dopo la finale, Di Meco lo smentisce ricordando di essere stato lui stesso controllato. La polvere non è bianca ma puzza. E puzzerà ancora a lungo. C’è tempesta sopra Marsiglia e stavolta il mistral non potrà fare nulla. Forse. La voce di Bernard Tapie stasera sarà un ruggito.