Tapie si difende: «Giù le mani dalla mia coppa»

Tony Damascelli

Bernard Tapie è furibondo. Avrebbe voglia di caricarsi sulle spalle la Francia, Marsiglia, l’Italia, Milano e cacciarle in fondo al burrone. Poi frena. Riparte, la voce è quella di sempre, il timbro è forte, vuole sapere, schiuma rabbia: «Ma perché Galliani ha assunto questo tono offensivo?». Nessuna offesa, monsieur Tapie, semplice risposta, quella del vicepresidente vicario del Milan, a semplice domanda su che cosa accadrà. L’Uefa, l’inchiesta.
Tapie ascolta, soffia al telefono. Stasera aprirà il suo microfono nella trasmissione «On refait le match», ideata e condotta da Eugene Saccomanno e in onda su Rtl e Lci. Dirà la sua verità su quella notte e su altre notti dell’Om. Sul settimanale Le Journal de Dimanche ha preannunciato querela nei confronti di Jean-Jacques Eydelie e dell’Equipe Magazine: «Eydelie, che non ha più un lavoro, circa un anno e mezzo fa ha cercato di ricattare alcuni miei ex calciatori e anche alcuni membri dello staff dell’Olympique, chiedendo loro dei soldi. “Se non me li date mi vendicherò”, aveva minacciato. Non voglio assolutamente che venga fuori un’altra storia come quella della partita con il Valenciennes: la sentenza fu emessa, il caso è ormai chiuso. Al termine di quella partita, intendo la finale contro il Milan, fu effettuato un controllo antidoping che diede risultato negativo. Non penso che nel calcio sia possibile il doping collettivo e chi si droga lo fa seguendo le prescrizioni del proprio medico. Pensate a Desailly, Boli o Barthez: dovevi inseguirli se volevi somministrare loro qualche antibiotico, quando erano influenzati. Querelerò Eydelie per calunnia. Sapete perché è venuta fuori questa storia? Perché sto tornando sulla scena pubblica (ha annunciato di voler acquistare un club a Parigi) e questo non è gradito. Significa anche che torno a dare fastidio: quando ero all’angolo nessuno mi filava più (il verbo «emmerder» è più coinvolgente) (...).