Un tapiro per Moretti: in «Caos calmo» fa pubblicità alla Bmw

L’attore stasera sbeffeggiato da «Striscia». Ma lo scrittore Veronesi replica: «C’è anche nel mio libro»

da Roma

Attapirato pure lui. A Fiumicino, di ritorno dal festival di Berlino dove il suo Caos calmo non ha fatto faville, Nanni Moretti s'è trovato a fronteggiare l'inarrestabile Valerio Staffelli di Striscia la notizia. Non avrà gioito, ma almeno è stato al gioco, senza sgarberie alla Del Noce, confermando il nuovo corso, più sorridente e gioviale. Direte: ma perché il Tapiro d'oro proprio a lui? «Per pubblicità palese a una nota marca automobilistica», ironizza un comunicato di Ricci. Naturalmente stasera si vedrà tutto su Canale 5, dopo il tg. Ne è nato subito un putiferio. «Attacchi strumentali e in malafede» che servono solo a chi li fa «per farsi pubblicità attraverso Nanni Moretti», ha replicato Domenico Procacci, titolare della Fandango, che produce con Raicinema. «Sono esasperato da tutto questo. Oltretutto è assurdo attaccare Nanni su questioni che non lo riguardano. Non è il produttore del film e neanche il regista. Non trovo affatto smodato l'utilizzo dell'auto Bmw. Che dovevamo fare? Girare con il nastro adesivo nero sul marchio? Tra l'altro la Bmw non paga corrispettivi, fa product placement solo prestando l'auto».
La querelle scoppiò mesi fa quando L'espresso, settimanale pure amico, ironizzò su Moretti durante le riprese di Caos calmo, rimproverandogli un'inconsueta disponibilità a reclamizzare due marchi celebri: la Bmw, in particolare il sontuoso modello 535d Touring, e Il Sole 24ore. Ma come: proprio lui, il più moralista e «berlingueriano» dei nostri cineasti, pronto a scendere sul terreno prediletto di Aurelio De Laurentiis. Pronta la difesa dei fan, per la serie: scusate, ma che altra automobile dovrebbe guidare un alto dirigente tv alle prese con una fusione se non una Bmw, un'Audi o una Mercedes, e che quotidiano leggere?
In effetti, non sembrava scandaloso che Pietro Paladini, il manager «in panchina», guidasse una vettura così esclusiva. Tuttavia, una volta lenitosi il clamore attorno alla mitica scena di sesso, parecchi spettatori avrebbero commentato con un certo fastidio l'insistenza con cui viene fotografata la lussuosa station-wagon metallizzata. A Striscia definiscono addirittura «efferata trovata di sceneggiatura» una scena ricorrente nel film: quando, per stabilire un contatto emotivo con un ragazzino down che passa ogni mattina, il manager vedovo attiva con il telecomando l'antifurto della Bmw. Non ci sta Sandro Veronesi: «Il gioco tra Pietro Paladini e il bambino è una delle tante microstorie che attraversano il mio romanzo. Sono stupito e anche molto seccato che sia stata tirata in ballo senza alcun fondamento, solo per attaccare il film. Sulla pagina scritta l'auto diventa l'ufficio del protagonista: trattandosi di un alto dirigente, doveva per forza essere bella e costosa. Fine della storia».
In verità, la «trovata» è difficilmente riconducibile alla deprecabile pratica in voga negli anni Settanta quando i pur bravi Manfredi o Mastroianni reclamizzavano spudoratamente marche di sigarette, dividendo il provento con regista e operatore. Nondimeno, Striscia insiste, sul filo del paradosso: «Contrariamente a quanto sostenuto dai vescovi, Moretti ha fatto cose più scandalose con la Bmw che con Isabella Ferrari, tradendo per di più il made in Italy».
Magari, a opacizzare le cose sul fronte dell'immagine morettiana, ha contribuito la festa berlinese al museo Hamburger Bahnhof in onore di Caos calmo e Francesco Rosi, organizzata con il sostegno della Bmw. Anche se da FilmItalia rispondono che è consuetudine cercare sponsor sul luogo, per risparmiare sui soldi pubblici. Il fatto è che Moretti è Moretti. Temuto e amato, il regista, ieri sera in tv dalla Dandini mentre il film superava i 3 milioni di euro al box-office, sembra inattaccabile. Invece l'ulteriore strigliata è venuta proprio da la Repubblica, in una lettera a firma della professoressa Roberta Gisotti, della Pontificia università salesiana. Dove si rimproverano gli autori di aver «trasformato l'intero film in un megaspot con un testimonial d'eccezione». Appunto Moretti.