Il Tar boccia il ricorso: "Ecopass non è tassa"

Ieri il Tar ha bocciato il
ricorso presentato dall’associazione dei consumatori. Il ticket,
sostengono i giudici, ha "lo scopo di cominciare a trovare soluzioni
praticabil" al problema dell’inquinamento che "ha gravi
ripercussioni
sulla salute". L'Osservatorio: andremo al Consiglio di Stato

«Abbiamo perso una battaglia, non la guerra». L’Osservatorio di Milano non si arrende e prepara entro trenta giorni il ricorso al Consiglio di Stato, anche se a questo punto servirà la partecipazione - leggi colletta da 8-10mila euro - dei milanesi per portare avanti la lotta dura contro l’Ecopass. Ieri, dopo l’ultima udienza del 13 maggio scorso, il Tar ha bocciato il ricorso presentato dall’associazione dei consumatori. Il ticket, sostengono i giudici, ha «lo scopo di cominciare a trovare soluzioni praticabili» al problema dell’inquinamento in città e che «ha gravi ripercussioni sulla salute», tanto che cita i 149 giorni di superamento della soglia limite per ilPm10registrati dall’Arpa. Peraltro, «il Comune sottolinea la natura sperimentale della misura, al momento prevista per un anno salvo ulteriori proroghe da assumere solo una volta che saranno conosciuti i risultati ». Nonostante il direttore dell’Osservatorio Massimo Todisco - assistito dallo Studio legale Claudio Linzola - bolli dall’inizio l’Ecopass come «una tassa iniqua» che «penalizza ceti deboli, pensionati, piccoli artigiani», ed è pure «immorale, perché il Comune vende la licenza di inquinare », il Tar è di tutt’altro avviso. Nella motivazione fa presente che «non sono stati provati i danni gravi e irreparabili», nonostante una lunga lista di privati cittadini e gestori di parcheggi tra i ricorrenti, e non si trattanemmenodi tassa, quanto piuttosto di un «corrispettivo commisurato a un utilizzo particolare della strada, rimessa ad una scelta dell’utente non priva di alternative».

Ancora, il pedaggio è il tentativo di «scoraggiare l’utilizzo di un mezzo privato inquinante, essendovi soluzioni ugualmente praticabili e spesso anche più economiche». L’uso dei mezzi pubblici potrebbe «ridurre l’inquinamento dell’area urbana interessata e anche alleggerire il traffico nelle aree esterne ». Bocciata anche l’accusa secondo cui il ticket sarebbe «un’odiosa discriminazione legata al censo» dal momento che «le persone più abbienti hanno macchine nuove non ricomprese nei divieti», mentre il pagamento di un ticket può essere «uno stimolo a comprare un’auto meno inquinante o a rinunciare al suo uso in determinate circostanze».

Soddisfatto, neanche a dirlo, l’assessore alla Mobilità Edoardo Croci. La sentenza, afferma, «ribadisce non solo la legittimità della scelta, ma ne conferma i principi dell’utilità pubblica, della tutela ambientale, di disincentivo dall’uso dei mezzi privati a favore di quelli pubblici che sono gli obiettivi che hanno spinto il Comune ad applicare l’Ecopass». Riconosce inoltre che «può avere effetti positivi sia all’interno della ztl che fuori dalla Cerchia, e la conferma ci arriva dai dati positivi che man mano raccogliamo nei rapporti periodici». Secondo Todisco la sentenza è invece «una sconfitta politica della città e dei ceti più deboli che sono abbandonati a se stessi, costretti a pagare una tassa ingiusta e immorale».

Per ricorrere al Consiglio di Stato però «c’è bisogno di un sostegno anche economico da parte dei cittadini e delle forze politiche contrarie all’Ecopass, con le quali bisognerà nei prossimi giorni, trovare dei punti di raccordo e di intesa perché cresca un’opposizione dal basso».