Il Tar: Carnevale può tornare a fare il giudice

Stefano Zurlo

Sta da quasi cinque anni in panchina. Come si addice ad un pensionato. Ma presto, Corrado Carnevale potrebbe rientrare in servizio fra gli ermellini della Cassazione. La spinta giusta gliel’ha data il Tar che nei giorni scorsi ha sconfessato il Csm. I giudici amministrativi del Lazio sono stati chiari e hanno annullato il provvedimento del Consiglio superiore che aveva detto no al ritorno in servizio dell’«Ammazzasentenze». Ma lui ha insistito e ha trovato lo scivolo giusto, adesso la parola torna al Consiglio che potrebbe formulare un nuovo no oppure dare il via libera all’ex presidente della prima sezione della Suprema corte.
Guerra strana e dura, quella che si combatte fra Carnevale e Palazzo dei Marescialli. Lui sostiene di avere il diritto, in base ad una recente legge, a vivere un supplemento di carriera: quello portatogli via dalle inchieste e dalle imputazioni finite in nulla. Sette anni e 2 mesi, uno spicchio di vita, scandito come un metronomo da sospetti, accuse, stop dalla professione. E infine dalla decisione, nel settembre 2001, di gettare la spugna e di andare in pensione. Sette anni e due mesi che gli spettano perchè il processo per la cessione della flotta Lauro e quello di Palermo per l’impalpabile reato di associazione esterna a Cosa nostra si sono risolti in niente.
Quella norma, varata dal centrodestra nella scorsa legislatura, gli permetterebbe di recuperare il tempo perduto, ma quel che il legislatore ha previsto, le toghe non vogliono concedere. Per puntiglio. Per potere. Perchè Carnevale è un personaggio antipatico, estraneo alle logiche della corporazione. Ad ottobre scorso gli hanno sbarrato la strada, sia pure di un’incollatura: 11 contrari, 10 favorevoli. In un nugolo di polemiche riassunte dalla frase del membro laico Giuseppe Di Federico: «In questa vicenda ha pagato un prezzo pesantissimo l’indipendenza della magistratura».
Già che c’era il Csm ha provato ad ingaggiare un braccio di ferro con il Parlamento sollevando un inedito conflitto di attribuzione contro le Camere davanti alla Corte costituzionale. La Consulta non solo non ha riconosciuto il presunto sconfinamento di deputati e senatori, ma ha buttato il dossier di Palazzo dei Marescialli nel cestino delle inammissibilità.
Carnevale si è affidato al Tar e il Tar ha superato il no. «La legge - spiega il magistrato - è chiara, devono restituirmi gli anni in cui sono stato fermo, sospeso dalla professione e dallo stipendio, per accuse che si sono rivelate infondate». Carnevale entra nel dettaglio: «Il Csm sosteneva che io non avessi diritto a rientrare in servizio perchè ero andato a riposo dopo aver passato lo spartiacque del settantesimo compleanno. Il Tar risponde che la norma vale anche per me che sono nato nel 1930». Dunque, danzando sui cavilli, il magistrato potrebbe battere un primato di longevità e indossare l’ermellino fino alla veneranda età di 83 anni. Sempre che gli aprano subito le porte, sprangate anche per una pattuglia di sei giudici che vorrebbero salire sulla stessa navetta. Ma il Csm è in scadenza, a luglio si voterà per il nuovo consiglio, probabile che gli diano altro filo da torcere. E aggiungano ulteriori curve al viaggio cominciato con la lettera inviata al Csm il 21 marzo 2004. Lui non si scompone: «Aspetto. Quel posto mi spetta». Quale? «Quello che occupavo nel settembre 2001: presidente della prima sezione civile della Cassazione. Ripartirò da lì».