La tarantella dei virtuosi del broglio italiano

Caro Granzotto, va benissimo mettere in guardia sui brogli nei collegi elettorali all’estero, ma in Italia? Com’è la situazione, si è fatto qualcosa per impedire o limitare i brogli? E quali sono i più comuni?


C’è poco da fare, caro Fortini, se non aumentare la vigilanza. Ovvero infoltire le schiere degli scrutatori e moltiplicare quelle dei rappresentanti di lista. Luoghi deputati del broglio sono le 60mila 798 sezioni elettorali. Recandosi alle urne all’incirca 38 milioni di cittadini è dunque sufficiente contraffare una decina di schede a sezione per trasferire 600mila voti da uno schieramento all’altro. Tenendo conto che due anni fa la sinistra la spuntò per 24mila voti e che con 600mila voti l’Udeur mandò 10 deputati alla Camera, si comprende pienamente quale sia l’entità della posta in gioco. In ogni sezione opera un ufficio elettorale, comunemente chiamato «seggio», composto da un presidente, un segretario, quattro scrutatori e i rappresentanti di lista. Quest’ultimi sono designati dai partiti, mentre il presidente è nominato dalla Corte d’Appello e gli scrutatori dal Comune. Però non più per sorteggio: la legge elettorale (definita dal suo autore «una porcata») stabilisce infatti che siano il sindaco, due consiglieri comunali di maggioranza e uno di minoranza a lottizzarli, pardon, nominarli. E veniamo ai brogli, che sono di tre tipi: invalidare un voto valido, attribuire una scheda bianca (o schede non distribuite, non consegnate all’elettore) al proprio partito o, in sede di conteggio e di resoconto, alterare, ovviamente a favore del partito di appartenenza, le cifre.
Recita la norma che un voto è da ritenersi nullo se sulla scheda compaiono scritture o segni tali da far ritenere, «in modo inoppugnabile», che l’elettore abbia voluto far riconoscere il proprio voto. Con l'aggettivo «inoppugnabile» i virtuosi del broglio ci ballano la tarantella: anche una piegatura mal allineata diventa segno inoppugnabile che l’elettore ci ha marciato. Ma l’arma letale dei brogliatori è il tratto di matita, la traccia di rossetto o la macchiolina in genere. Tutte impronte facilmente aggiungibili al momento dello scrutinio. Nota, perché un classico, la figura dello scrutatore che opera con un frammento di mina inserito sotto l’unghia del pollice: se dispiegando la scheda ad una rapida occhiata votata per il partito avverso, al brogliatore risulta facile «mascariarla» con una impercettibile pressione del dito. Naturalmente la brogliatrice può fare lo stesso dopo essersi sfiorata il labbro preventivamente guarnito da un filo di rossetto. In quanto alle macchie, lì basta aver sgranocchiato una barretta di cioccolato poco prima dello spoglio avendo cura di non pulirsi le dita. Infine il colpo grosso: blocchi di schede bianche compilate ad urne chiuse o manipolazione del verbale che riporta i risultati dello scrutinio. Il superbroglio può ovviamente esser portato a segno solo se il seggio è blindato, ovvero composto da persone appartenenti al medesimo schieramento e in assenza momentanea (o anche semplice testa fra le nuvole) dell’eventuale rappresentante di lista avversa. Morale: così come nessuno che voglia gustarsi una salsiccia deve chiedere di cosa è fatta, nessuno che abbia fede nella democrazia deve chiedersi cosa succede nei seggi.