Tarantino ci ripensa: "Sono stato frainteso"

Il regista americano ritira le accuse: "Non conosco il cinema italiano, i vostri film non arrivano. Olmi, Monicelli e Bellocchio? Mai visti"

Come il più classico dei politici italiani, di quelli che si rimangiano il contenuto di un'intervista rumorosa. Raggiunto a Los Angeles da Repubblica, Quentin Tarantino la butta ora sul «mi dispiace, sono stato frainteso». Eppure nel famoso j'accuse consegnato a Sorrisi e Canzoni Tv neanche due mesi fa, proprio mentre il festival di Cannes spegneva le luci, il regista più venerato dai cinefili era stato chiaro. Ricorderete l'affondo che finì sulle prime pagine. «I nuovi film italiani sono deprimenti. Le pellicole che ho visto negli ultimi tre anni sono tutti uguali, non fanno che parlare di: ragazzo che cresce, ragazza che cresce, coppia in crisi, genitori, vacanze per minorati mentali. Che cosa è successo? Ho amato così tanto il cinema italiano degli anni Sessanta e Settanta e alcuni film degli Ottanta, e ora sento che è tutto finito. Una vera tragedia. Nell'occasione, bontà sua, salvò dal naufragio il cinema di Nanni Moretti, «uno che porta energia vitale e respiro al cinema», ma sembrò più un tributo all'icona indiscutibile che una difesa convinta.

In ogni caso, Tarantino dice d'esser stato «frainteso». Tanto da confessare: «Non conosco il cinema italiano di oggi, non si vede a Los Angeles, gli ultimi successi in sala sono Il postino e La vita è bella. Qualche titolo esce , ma non ha la risonanza che un tempo avevano i film italiani». E sia. Poi, quasi con la coda fra le gambe, spiega: «Non volevo mancare di rispetto a nessuno, non ho visto gli ultimi film di Bellocchio, Olmi e Monicelli o Romanzo criminale, non posso giudicare il vostro cinema».

Come vogliamo chiamarla: retromarcia totale? Per settimane ci siamo accapigliati tra partiti trasversali che si formavano (pure Pupi Avati finì col dare ragione a Tarantino) e si scioglievano, su una piccola cafoneria disinformata. Intendiamoci: esistono svariati motivi per criticare il nostro cinema, anche ora che sembra essersi ripreso una congrua quota di mercato (35 per cento nei primi mesi del 2007) dopo anni di vacche magre, ma quelle di Tarantino erano proprio sciocchezze, lo sfogo di un ragazzone americano opportunamente stimolato da qualche amico italiano.

Che cos'è mutato nel frattempo? Nuovamente invitato dalla Mostra di Venezia, Tarantino a settembre farà da padrino alla corposa rassegna dedicata al western all'italiana, con restauri, recuperi e riscoperte. Meglio, dunque, venire in Italia senza il ronzio di polemiche ingombranti, per godersi in santa pace filmetti e filmacci (e anche qualche perla) del tempo che fu. Del resto, è nota la passione di Tarantino per i nostri b-movies, i poliziotteschi e le commediole sexy degli anni Settanta. Secondo lui il Fernando Di Leo di La mala ordina o il quasi omonimo Massimo M. Tarantini di La liceale, per non dire di Barbara Bouchet e Edwige Fenech, sono l'ossatura del nostro cinema migliore, tutto il resto è fuffa, minutaglia d'autore, roba pallosa da critici parrucconi. Il che è un punto di vista, magari estremo, in linea con i gusti estetici di Tarantino, ma comunque legittimo. Meno legittimo, invece, è sparacchiare sul mucchio per sentito dire. Si informi, si faccia mandare qualche dvd, poi dica la sua. Altrimenti, con tutto il rispetto per i generi popolari di ieri l'altro, faccia parlare solo i suoi film, che sono già così logorroici.