Tarantino: come mi piace torturare il pubblico e poi riuscire a eccitarlo

Il regista americano parla del suo deludente "Grindhouse - A prova di morte": "Operazione nostalgia? No, la gente ignora i film cui mi riferisco"

Cannes - Dove c'è cinefilia, non c'è buon cinema. Con una storia alla maniera dei vecchi film di genere, ambientata oggi - ci sono i telefonini - ma con tutto il resto risalente agli anni Settanta, Quentin Tarantino e Robert Rodriguez si erano scornati sul mercato americano: il loro doppio film di oltre tre ore, Grindhouse (in senso lato cinemino di quartiere), aveva incassato solo dodici milioni di dollari nel fine settimana d'uscita, il 6 aprile, contro sessanta di spese, pubblicità esclusa.
Così la Miramax - «Siamo molto delusi. Abbiamo tentato qualcosa di nuovo ma non ha funzionato», ha detto Harvey Weinstein, che ne è titolare col fratello - ha separato i due film, allungandoli con ciò che in montaggio era stato giustamente tagliato nell'edizione americana. Ora esistono Il pianeta del terrore di Rodriguez e Grindhouse - A prova di morte di Tarantino, ora più prolissa, ripetitiva e talora incomprensibile nei suoi mille riferimenti e duemila allusioni autoreferenziali, è stata presentata ieri in concorso al Festival di Cannes e in Italia uscirà come Grindhouse - A prova di morte.
Di morte, ma non di noia: mai come qui Tarantino aveva mostrato l'esaurimento della sua vena. Il film è in due parti: nella prima, Kurt Russell è un sicario, un ex cascatore cinematografico, deciso a uccidere con l'auto un gruppo di volgari e moleste ragazze ad Austin, Texas; ci riesce, ma nella seconda parte, un anno dopo, è ancora al volante, pur avendo provocato l'«incidente» andando contromano; ora sembra solo un fanfarone, un Gassman da Sorpasso, che si espone alla vendetta di altre ragazze volgari e moleste, ignare di quanto era accaduto alle altre.

Signor Tarantino, perché un'operazione nostalgia?
«Non è tale per gran parte del pubblico, ignaro dei film ai quali mi riferisco. E poi mi piace torturare il pubblico. La scena dello scontro è sessuale, orgasmica, eccita lo spettatore».
Se lo dice lei... Nostalgia o orgasmo, gli americani non hanno gradito.
«Ne abbiamo tratto le conseguenze. Il resto del mondo non vedrà i due film uniti».
Per separarli che cosa ha aggiunto?
«La scena della lap dance, per esempio».
Neanche questa è una novità. Ma dopo Thelma & Louise occorreva un'altra vendetta femminile?
«Questo tema era ricorrente nel cinema di genere degli anni Settanta. Ma non a Hollywood, che se ne asteneva».
Lei ama i filmetti, ma anche un classico Punto zero di Richard Sarafian, spesso citato in Grindhouse.
«Film con i quali sono cresciuto. Fino a quando non sono diventato regista, non avevo soldi e potevo solo esplorare i cinemini di Los Angeles».
A forza di guardare gli altri, ha avuto modo di girare Le iene.
«A ventidue anni mi dicevo: farò un film perché qualcuno voglia fare un film come il mio».
Chi ha detto no a Grindhouse?
«Uma Thurman. Ho preso così la sua controfigura in Kill Bill, la cascatrice Zoe Bell, nel ruolo di se stessa».
Si parla ora di un suo nuovo film con Schwarzenegger, Stallone, Willis...
«Non l'ho scritto e non so se quegli interpreti si adattino ai personaggi che ho in mente».
Quando lo scriverà?
«In estate. Ho in programma di andare dove uscirà il mio film».
Cannes l'ha creata con la Palma d'oro a Pulp Fiction, non ha premiato Sin City realizzato con Rodriguez...
«Il grande momento della mia vita fu la sera della premiazione, nel 1994, quando Clint Eastwood pronunciò il mio nome e quello del mio film».
Se l'aspettava?
«Un premio sì, poi, via via che i premi venivano consegnati e restava da dare solo quella, che emozione! Saltai come un tifoso allo stadio».
Pulp Fiction è stata una delle ultime Palme d'oro a fare grossi incassi.
«La lista di chi ha avuto la Palma d'oro è prestigiosa quasi quanto la lista di coloro che non l'hanno avuta».