Tarantino sponsor di un horror che supera i limiti della decenza

Che schifo, che nausea. Un horror che batte ogni record di stupidità, operazione che pareva davvero impossibile, ma anche di intollerabile sadismo. Passi, si fa per dire, per l’infima macelleria, con il sangue che schizza da tutte le parti, seghe elettriche che squarciano i corpi, trapani che cavano gli occhi, bisturi che amputano le dita. In fondo chi ha abbandonato anzitempo la platea l’ha già vista. Per esempio nel repellente Saw l’enigmista. Ma qui si oltrepassa ogni limite della decenza. Perché in azione non c’è il solito serial killer; nossignore, qui c’è un manipolo di depravati, disposti a pagare anche cinquantamila dollari per il puro gusto di ammazzare uno sconosciuto in catene. Complimenti vissimi dunque al regista Eli Roth che l’ha scritto e diretto, traendolo, assicura, da una vicenda reale (!). Complimenti da estendere a Quentin Tarantino che, affascinato dalla storia, ha sponsorizzato il suo degno erede. La trama. Si annoiano ad Amsterdam tra discoteche e vetrine a luci rosse i giovani turisti californiani Paxton (Jay Hernandez) e Josh (Derek Richardson), che da Parigi si trascinano il compagnone islandese Oli. È un certo Alex che li spinge verso un ostello nei dintorni di Bratislva: vedrete che femmine, splendide e disponibili. In effetti, la russa Natalia e la ceca Svetlana mantengono in pieno le promesse. Che strano, il nuovo amico scompare dopo una notte di bagordi e poco più tardi Paxton perde anche le tracce di Josh. Dove sono finiti? Semplice, il falso museo in cui lo conduce la suadente paraninfa Natalia è un’incredibile fabbrica di morte. Si salvi chi può. Anche da film come questo. Non entrate in quella sala. Boicottate questa robaccia. Spargete la voce.

HOSTEL (Usa, 2005) di Eli Roth con Jay Hernandez, Derek Richardson, Barbara Nedeljakova. 90 minuti