Taranto, almeno 15 indagati Controlli a tappeto in tutta Italia

La magistratura indaga su tecnici, dirigenti, sanitari e medici. Gli ispettori del ministero sono a Castellaneta. Saranno riesumati i corpi di quattro vittime. I Nas da oggi controlleranno 40 strutture simili a quella pugliese. La Ossitalia si difende: &quot;<strong><a href="/a.pic1?ID=176299" target="_blank">Tubi ritoccati da altri</a></strong>&quot;

Castellaneta - Tre ore e mezzo di riunione in procura. Poi le prime iscrizioni nel registro degli indagati, almeno quindici: tecnici, dirigenti sanitari, medici. E così, a distanza di quattro giorni dall’intervento dei carabinieri e dal sequestro dell’Unità di terapia intensiva coronarica (Unit), approda a una fase delicata l’inchiesta sulla strage silenziosa nell’ospedale di Castellaneta, dove otto pazienti sono morti nel giro di due settimane a causa della somministrazione di protossido di azoto al posto di ossigeno. L’ipotesi di reato è omicidio colposo plurimo, a breve potrebbero essere notificati gli avvisi di garanzia, quindi dovrebbero cominciare gli interrogatori. «Le informazioni di garanzia saranno ad ampio raggio e coinvolgeranno il settore tecnico e sanitario», dichiara il procuratore di Taranto, Aldo Petrucci, al termine del vertice con gli investigatori. Nello stesso tempo, prosegue l’esame dei documenti, compresa la lettera con la quale l’azienda Ossitalia, che ha realizzato l’impianto, segnalava la presenza di interventi successivi al marzo 2005, quando è stato trasmesso il certificato di conformità. Una copia di quella comunicazione, recuperata dai carabinieri del Nucleo antisofisticazione (Nas) di Bari nel corso di controlli nella sede dell’impresa a Bitonto, potrebbe rivelarsi particolarmente importante per le indagini. Il documento è stato acquisito agli atti e trasmesso alla procura di Taranto, dove sarà esaminato dal magistrato inquirente, il sostituto procuratore Mario Barruffa. Ma non è tutto, perché i carabinieri hanno anche raccolto documenti negli uffici della Asl di Taranto. L’obiettivo è fare luce sulla progettazione e realizzazione dell’impianto di gas medicali in quel reparto, e ricostruire le tappe dei lavori e dei collaudi.

L’inchiesta riguarda la morte di otto pazienti ricoverati nell’Unità di terapia intensiva coronarica dell’ospedale di Castellaneta. «Metteremo in atto – spiega il pm – il piano operativo previsto: prima le autopsie già stabilite e poi, dopo qualche giorno, le riesumazioni e gli accertamenti tecnici sull’impiantistica dell’ospedale». Domani sarà formalizzato l’affidamento dell’incarico al professor Luigi Strada dell’istituto di medicina legale dell’università di Bari e il giorno dopo saranno eseguiti gli esami autoptici sui corpi di Pasquale Mazzone e Cosima Ancona, gli ultimi due pazienti deceduti nel reparto.

Intanto, ieri sono arrivati a Castellaneta gli ispettori del ministero della Salute: il dirigente, Alessandro Ghirardini, il direttore dell’Unità operativa di anestesia e rianimazione dell’ospedale San Filippo Neri di Roma, Quirino Piacevoli, e l’ingegner Velio Macellari, del Dipartimento tecnologie e salute dell’Istituto superiore della Sanità. Dopo una riunione negli uffici della Asl è cominciato il sopralluogo nel reparto. Sul posto sono intervenuti anche i componenti della commissione d’inchiesta del Senato sul Servizio sanitario nazionale. «È sbagliata la linea dei gas», è la conclusione del presidente, Antonio Tomassini. «Doveva arrivare solo ossigeno, il problema si è verificato proprio a causa dell’installazione», aggiunge il senatore di Forza Italia, che oggi riferirà in commissione. Insomma, in queste ore si incrociano le ispezioni, ma il verdetto è sempre lo stesso: la tragedia è stata innescata da un collegamento sbagliato, da quella saldatura a forma di «T» che ha unito i tubi di ossigeno e protossido di azoto. «Un errore macroscopico», lo ha definito il procuratore Petrucci. E proprio quella saldatura adesso è al centro dell’inchiesta. E mentre i parenti degli otto pazienti deceduti attendono risposte, oggi scatteranno i controlli dei carabinieri del Nas sugli impianti realizzati dall’azienda Ossitalia in diverse regioni italiane. I militari controlleranno oltre quaranta strutture. L’operazione è stata disposta dal ministro della Salute Livia Turco. L’obiettivo: verificare la purezza dell’ossigeno erogato.