Taranto, il Pd affonda. La città in mano alla sinistra radicale

Fallito l’esperimento dell’alleanza tra Ds e Margherita. Il candidato sindaco appoggiato da Comunisti e Rifondazione vola al 76,3%

Roma - Affonda tra i due mari il Partito democratico. Se le comunali di Taranto vanno analizzate come un laboratorio politico, l’esperimento risulta fatale a Quercia e Dl. Il candidato «ufficiale» del futuro Pd, il presidente della Provincia Giovanni Florido, rispetto al primo turno perde 5mila voti e si ferma al 23,7 per cento. Il nuovo sindaco della città pugliese è Ippazio Stefàno, sostenuto dalla sinistra radicale (e non solo), che straccia l’avversario e si impone con un plebiscitario 76,3 per cento, raccogliendo ventimila voti in più rispetto al primo turno. Ds e Margherita, che nel 2005 «pesavano» il venti per cento, si fermano al 12,5, pagando la frattura interna alla Quercia e una serie di decisioni impopolari. Su tutte una candidatura decisa a tavolino e apparsa ancora più imposta dal rifiuto di passare per le rituali primarie. Tra i cori di giubilo spicca il richiamo del leader del Prc, Franco Giordano: «Vince un candidato limpidamente di sinistra, espressione di un percorso unitario tra le forze di alternativa e democratiche, profondamente radicato nel tessuto sociale della città», osserva il segretario di Rifondazione. Che ricorda come la vittoria di Stefàno «rafforza la scelta a favore dei percorsi di partecipazione, a cominciare dal metodo delle primarie».
Con la sinistra più spaccata che mai, dunque, a Taranto il nascente Pd vive già il suo momento più nero. E non si consola con l’evaporazione della Cdl, che qui appena due anni fa aveva passeggiato, eleggendo Rossana Di Bello con il 57,8 per cento. Le dimissioni del primo cittadino, i bilanci disastrati, il lungo commissariamento e le divisioni interne al centrodestra hanno stravolto gli equilibri. E a questo giro il centrodestra è uscito di scena al primo turno, riuscendo a raccogliere poco più del 15 per cento dei consensi intorno al nome dell’ex questore Eugenio Introcaso, designato dall’Udc. Che, da primo partito con il 16,4 per cento nel 2005, è scivolato a un misero 4 per cento. Nella Cdl (in cui molti consiglieri uscenti hanno cambiato sponda politica) non è andata troppo meglio ad An (dal 9,7 al 4,2%) e a Forza Italia (dal 10,8 all’8,6%). Infatti a sfiorare il ballottaggio non è stato Introcaso ma Mario Cito, figlio di Giancarlo, il superpopulista e ultrapopolare sindaco di Taranto a metà anni ’90, sbarcato in Parlamento e poi finito dietro le sbarre. Tornato in libertà ha fatto correre il figlio al posto suo. Con risultati sorprendenti: oltre 25mila preferenze, e Mario ha mancato il secondo turno, a scapito di Florido e del Pd, per poco più di 700 voti. E a giudicare dall’esito del ballottaggio, molti degli elettori di Cito hanno scelto proprio Stefàno e la «sinistra radicale».
Virgolette doverose. Perché se Giordano rimarca la «limpida» appartenenza a sinistra del medico che non disdegna visite gratis ai bisognosi, è anche vero che a sostenerlo non sono solo Prc, Verdi, Pdci e dissidenti della Quercia tarantina, ma anche Udeur, Nuovo Psi e Dc. E dopo il primo turno, anche due big di Fi e Udc, Filippo Condemi e Michele Tucci, hanno sorriso al medico e voltato le spalle al presidente della Provincia. «Ma questa non è politica», spiega critica Graziana Bruno, consigliere uscente di An, che stavolta ha corso da sola. «È una scelta che ha come fine il sabotaggio della provincia, sperando in nuove elezioni e nuove candidature da designare». Lo tsunami Stefàno, insomma, potrebbe presto investire la giunta Florido. E anche il diessino Gianni Liviano, pure lui in corsa solitaria in queste comunali, allarga le braccia: «Auguro ogni fortuna a Stefàno, di certo una persona onesta. Ma la mia valutazione è che l’ansia di vittoria della sinistra radicale sia stata soddisfatta a scapito di un reale processo di cambiamento».