La tarantola è il mezzogiorno dell'anima

Dal 12 al 27 agosto va in scena la <em>Notte della
Tarantola</em>, il più importante festival europeo di musica tradizionale che porta nel Salento un'infinità di turisti. Un rito purificatore, una danza che ha come protagonista una vittima
femminile morsicata dai danzatori

E' stato Ernesto de Martino che 50 anni fa diede alle stampe "La terra del rimorso" (Il Saggiatore). Fu questo il libro che sancì la nascita dell'antropologia italiana, facendo del "tarantismo" il simbolo del "meggiogiorno dell'anima". Tutto si mescola: religione, cultura, riti pagani, supestizione, usi e costumi, miseria, "la memoria remota di un binomio morto del progresso". Dal 12 al 27 agosto, "la Notte della Tarantola", il più importante Festival Europeo di Musica tradizionale fa parlare di se e porta nel Salento un infinità di turisti.

Si tratta della storia di un ballo ma anche di un rito purificatore che si consuma in una danza che ha come protagonista una vittima femminile morsicata oggi simbolicamente dai danzatori stessi che le fanno cerchio tutto intorno per infliggere il veleno. La danza rappresenta l'antidoto contro il male oscuro di una terra sofferta; il ballo sfrenato della "pizzica" simbolicamente annulla le negatività terrene e dell'anima. E' San Paolo il patrono al quale vengono rivolte le preghieredi guarigione dal morso e da tante sofferenze. Lçe donne morsicate dal ragno divenmtavano le spose di San Palo, distrrutte e smarrite, prive di una loro personalità, senza speranza, amorfe, come era la loro esistenza. L'invocazione d'aiuto straziava e strazia il cuore dei partecipantii: "Ahi Santo Paolu meu de ler tarantule, facitece una grazia a tutte quante",.

Ogni anno arriva un nuovo morso, puntuiale nelle date sopra citate. E come diceva Salvatore Quasimodo "Terra spaccata dal sole e dalla solitudine", è proprio qui che questa danza vissuta come un rito pagano le cui vittiome risalgono per forma teatrale alla tragedia greca, vestite di nero, schegge di un'umanità oppressa come avrebeb detto lo stesso Pasolini, dove la magia aiuta ad affrontare la dura esistenza.

In quell'Italia del boom economico nacque un'immagine di una condizione specifica, una terra la cui leggenda la possiamo trovare nella collana "viola" di Einaudi , una storia che de Martino concepì come Cesare Pavese con lo scopo di sprovincializzare quella cultura stretta tra pensiero cattolico, marxismo e dottrine crociane. Ma il merito di de Martino fu quello (oltre ad avere fatto conoscere pensatori conme Jung, Mauss, Durkheim, Eliade e Kérény, per èportare avanti la sua ricerca), di avre contrapposto un' altra faccia del "miracolo italiano", nella illusione che il progresso sarebbe arrivato ovunque e fosse stato salvifico sotto svariati profili; lo studio sincero e approfondito di una realtà contadina e retrograda era per lui il primo punto di partenza. De Martino con "La terra del rimorso" aveva svelato il lato oscuro dello sviluppo che avrebbe toccato anche il Mezzogiorno. C'era  chi restava e chi migrava; la Puglia ra la terra della povertà, ma anche dello spaesamento.

Le "tarantole" erano anche le sorelle di "Rocco e i suoi fratelli", il film di Visconti girato a Milano, alla Bovisa. Ma erano anche quelle di Germi, Rossellini e Castelani, con "Miracolo a Milano"  di De Sica parlavano lo stesso linguaggio. Fu la poetica, unita all'antropoloogia, a salvare De Martino dalle critiche, la filologia accademica petulante si nascondeva dietro un dito fino a quando nei primi anni  Novanta nuovi amministratori e politici come Sergio Blasi sindaco di Melpignano (Lecce) non si vergognarono di quella eredità pesante eppure fertile e provarono a disotterrare la tarantola facendola diventare un simbolo positivo.   La "pizzica",  emblema del ritardo storico del Mezzogiorno, di un'unione fra tradizione e innovazione ebbe il suo riscatto. "Oggi il sud non vuole di certo diventare come il nord. Sono altre le cose su cui vuole contare. Franco Oinna che di immagini di questa terra ne ha riprese tante, com a Nardò (Lecce) dice che ci vuol e ben altro del bacio purificatore del ragno. Amo il Salento e tutta la Puglia perché il suo popolo è meraviglioso" dice la filosofa Martina Parodi.

Da bravo socialista anche Ernesto De Martino di questo pensiero moderno  sarebbe contento. L'uomo che salvò il sud  di certo non si sarebbe aspettato il gradne successo della canzone "Vieni a ballare in Puglia" di Caporezza...