Targa ai patrioti contro i Savoia

Erika Falone

Non si sa ancora bene dove - forse Tribunale, forse atrio di palazzo Tursi, forse in zona piazza Corvetto -, non si sa bene neppure quando (comunque entro il 30 settembre) ma i patrioti che nell’aprile del 1849 Genova lottarono contro la durissima repressione guidata dal generale La Marmora per conto del re Vittorio Emanuele II, avranno una targa commemorativa. Questo quanto deciso dal consiglio comunale di ieri pomeriggio, dopo una lunghissima discussione su quale dovesse essere il testo da inserire nella lapide commemorativa. Tutti - o quasi - d'accordo nel voler commemorare, anche a 150 anni di distanza, chi è morto per la città. Un po' meno sull'andare contro chi, in fin dei conti, è stato il primo re nazionale. In realtà un testo per la targa era già stato proposto, la scorsa settimana, dagli attivisti del Mil (che ieri erano felicissimi), il Movimento indipendentista ligure, che chiedevano che sotto la statua del re rampante che è di casa in piazza Corvetto venisse affissa una iscrizione, illuminata giorno e notte, le cui prime parole dovevano suonare grossomodo così: «Questo re autorizzò il saccheggio e il massacro di Genova». Targa sarà, anche se il testo, che verrà redatto dalla commissione cultura del Comune di Genova, avrà toni più pacati. E i garretti del cavallo reale non faranno da appoggio alla lastra marmorea. La statua, infatti, è patrimonio vincolato dai beni culturali, per sua fortuna.