Targa per Biagi, la vedova boccia Cofferati

Bologna - A due settimane dal quinto anniversario del delitto Biagi, avvenuto a Bologna il 19 marzo del 2002, al sindaco Sergio Cofferati tocca incassare l'ennesimo gran rifiuto da parte della famiglia del giuslavorista ucciso sotto casa dalle Brigate rosse. Marina Orlandi, la vedova, ha scritto al sindaco, consegnando però la lettera nella mani dell'assessore Libero Mancuso, che da magistrato condannò in primo grado il commando responsabile del delitto, per rifiutare la proposta di modificare la dicitura sulla targa con cui, nel 2003, la giunta Guazzaloca intitolò al docente ucciso, in pieno accordo con la famiglia, una piazza accanto al luogo dell'agguato.
Alla semplice scritta «Piazzetta Marco Biagi. Giuslavorista 1950-2002», Cofferati aveva pensato di aggiungere «ucciso dalle Brigate rosse», sperando forse di strappare il consenso da parte della famiglia che, da quando il Cinese è sindaco di Bologna, diserta le commemorazioni ufficiali in aperta polemica con gli attacchi che dall'allora segretario nazionale della Cgil furono rivolti al lavoro di Biagi. «Allora prevalsero - ha scritto Marina Orlandi - e tuttora prevalgono altre motivazioni per le quali, di concerto con l'amministrazione, venne decisa l'attuale formula».
Il sindaco non ha potuto fare altro che prendere atto: «C'è la conferma - ha detto ieri Cofferati - della sua volontà di mantenere la scritta così com'è oggi. Ho già detto che avrei considerato risolutiva l'opinione della vedova e della famiglia». Anche perché a questo scambio di epistole si è arrivati per rimediare a un altro grave incidente, quando il sindaco, senza avere prima in alcun modo interpellato i parenti, un mese fa annunciò di volere cambiare quella targa. Allora la reazione della vedova fu «di sdegno». E nella lettera resa pubblica ieri, Marina Orlandi chiarisce una volta per tutte: «Le mie richieste di essere preventivamente informata sulle iniziative del Comune in occasione degli anniversari della scomparsa di mio marito, hanno sempre avuto l'unico scopo di evitare che eventuali mie divergenze potessero diventare oggetto di pubblico dibattito e di spiacevoli polemiche». Come, al contrario, è purtroppo avvenuto da quando è in carica Cofferati.
«Si conferma la linea della famiglia - spiega Angelo Piazza, deputato dello Sdi e amico di famiglia di Marco Biagi - Bisogna che le istituzioni rispettino questa volontà». Secondo Piazza, le ragioni che hanno spinto la famiglia a prendere questa decisione sono condivisibili: «Quella piazzetta è proprio sotto casa loro - racconta - è giusto che preferiscano ricordare Marco per quello che ha fatto in vita e non accostandolo a chi lo ha ucciso. Il suo contributo al dibattito sul lavoro è ancora attuale e importante e per questo se ne continua a discutere».