Targa a Pinelli inizia la «guerra» delle correzioni

Blitz degli anarchici con pennarelli e bandiere. Il circolo della Ghisolfa: «Rimetteremo la vecchia lapide»

Non hanno alcuna intenzione di romperla, questo no. «Sarebbe un atto senza senso, non vogliamo danneggiare o rimuovere lapidi». Ma Mauro Decortes, portavoce del Ponte della Ghisolfa, il circolo anarchico a cui apparteneva Giuseppe Pinelli, annuncia che giovedì accanto alla nuova, «rimetteremo al suo posto la targa in memoria di Pinelli rimossa dal Comune, e con noi ci sarà tutta la Milano democratica e antifascista». Presa di posizione dopo che con un «blitz» notturno, sabato il Comune ha cambiato la lapide dedicata al ferroviere anarchico morto il 12 dicembre del 1969 precipitando dal quarto piano della questura, «cancellando» la frase «ucciso innocente» e sostituendola con «innocente morto tragicamente». «Chiediamo che la nostra targa sia rimessa al suo posto accanto a quella nuova, non c’è alcun problema - afferma Decortes a nome del Ponte della Ghisolfa -. Se non ci ridaranno la lapide tolta dal Comune rimetteremo quella vecchia sfregiata più volte a suo tempo dai fascisti, in attesa che da Carrara ce ne facciano una nuova». Le due targhe, sostiene, «possono convivere perché Pinelli è un simbolo di tutte le vittime dell’ingiustizia, ed è un pezzo della storia di questo Paese e come tale è giusto ricordarlo». Intanto però, ieri la «guerra» è già iniziata: durante un presidio in piazza Fontana, i manifestanti della Federazione anarchica italiana hanno corretto con nastro adesivo la nuova targa e appeso manifesti contro il sindaco: «Vergognati. Chi non ha memoria non ha futuro, il ferroviere anarchico non è solo morto, è stato ucciso». Ma la scritta sulla targa è stata cancellata quasi subito.
Insorgono anche i Ds milanesi, contrari alla decisione della giunta: «La lapide deve tornare com’era - sostiene il segretario cittadino dell’Ulivo Pierfrancesco Majorino -, la città e la sua storia non meritano questo sfregio». È «vergognoso», esplode il premio Nobel Dario Fo, anche autore di Morte accidentale di un anarchico, che lo ritiene «un gesto volgare verso l’intelligenza delle persone, un atto di violenza alla logica», si dice «d’accordo» con l’azione programmata dal Ponte della Ghisolfa e aggiunge: «Voglio sentire cosa dicono in proposito la sinistra e il suo candidato sindaco Bruno Ferrante», che lo ha battuto alle primarie dell’Unione per le comunali. E la reazione di Ferrante è di «stupore», perché «in un episodio di tale delicatezza e importanza storica, politica e sociale per la città, il sindaco Albertini ha deciso da solo, senza coinvolgere il consiglio comunale, che sarebbe stata la sede più idonea per consentire a tutte le forze politiche di esprimere il proprio punto di vista».
Per il vicesindaco Riccardo De Corato, invece, è già un buon risultato che la nuova targa abbia superato intatta la notte. «Mi aspetto che venga spaccata o tolta da coloro che hanno distrutto vetrine, dai centri sociali che a mezzogiorno di un sabato hanno messo a ferro e fuoco un angolo della città ci si può aspettare anche questo», riferendosi alle violenze dell’11 marzo in corso Buenos Aires. Sostituire la vecchia scritta sulla lapide, sottolinea De Corato, «è stato un atto di giustizia sia nei confronti del commissario Luigi Calabresi che dell’anarchico Pinelli, perché dagli atti giudiziari dell’ex procuratore Gerardo D’Ambrosio, attualmente candidato dei Ds alle elezioni, risulta chiaramente che non si trattava di omicidio e che Calabresi non aveva nulla a che fare con quella vicenda». Anche il governatore Roberto Formigoni lo considera «un gesto dovuto, sul quale non ci dovrebbero essere polemiche. Mi sembra che sia la ricostruzione della verità storica: fu un incidente a provocare la tragica scomparsa di Pinelli e non un omicidio, quindi non vedo il motivo di polemiche».
E il sindaco Albertini che aveva promesso alla vedova e al figlio di Calabresi che prima della fine del suo mandato avrebbe modificato la targa di piazza Fontana, ieri ha ribadito che «non si vede perché la memoria del commissario debba essere infangata da una lapide che lo accusava di essere un assassino. Ora che la verità è stata portata alla luce, anzi, non resta che regalare alla città un omaggio in ricordo di Calabresi».