LA TARGA-VERGOGNA DA RIMUOVERE SUBITO

Personalmente, non ho condiviso l’esultanza di tanti miei amici per l’esclusione dal Parlamento della Sinistra Arcobaleno. Perchè penso che le estreme vadano sempre istituzionalizzate. Perchè penso che il Pd, in questo modo, rischi di nuovo di scivolare a sinistra. Perchè penso che alcune delle istanze portate avanti dalla Sinistra siano assolutamente meritevoli di rappresentanza e spero che Lega e Pdl lo facciano. Anzi, più che sperarlo, ci credo fermamente, perchè la rivoluzione copernicana è realtà: è il centrodestra, sempre più spesso, a farsi carico dei deboli, mentre i banchieri sono impegnatissimi a votare per le primarie del Pd, come se volessero dar ragione a Bertolt Brecht quando diceva che è peggio fondare una banca che rapinarla.
Certo, a dirla tutta, credo che l’esclusione dal Parlamento se la siano ampiamente cercata. Cavalcare le istanze di chi ha distrutto Genova, pensare a portare in Parlamento con posti garantiti trasgender anzichè operai, carusi anzichè lavoratori e pensionati al minimo, soprattutto fare lo sfregio di santificare un ragazzo morto giovane (a cui va la pietas, ci mancherebbe) mentre lanciava un estintore contro una camionetta dei carabinieri, mettendo targhe intitolate a lui nella sede della presidenza del gruppo parlamentare al Senato, è il più grosso errore che potessero fare.
Ecco, nonostante tutte le premesse, almeno solo per rimuovere quella targa dedicata a Carlo Giuliani, credo sia un bene che gli esponenti di Rifondazione e della Sinistra Arcobaleno non siano tornati a Palazzo Madama.
Ma, detto e ribadito questo, come ho sempre fatto, voglio che sappiano che questa è (anche) casa loro. Che, anche se non condividiamo una virgola di quello che dicono, continueremo a dar loro voce, in modo diametralmente opposto rispetto a quello che, fino a pochi anni fa, usavano i comunisti nei confronti di noi liberali. Soprattutto a Genova.
Ma, lo sapete, per noi vale Voltaire. «Non sono d’accordo con la tua idea, ma sono disposto a dare la vita perchè tu possa esprimerla». Così abbiamo fatto e così continueremo a fare, senza alcun dubbio, nè esitazione. So che gli altri non fanno così con noi. So che non tutti i giornali ragionano così, anzi spesso fanno l’esatto contrario. E so anche che non tutti i nostri lettori sono d’accordo con questa linea. Ma quando si è liberali, liberali veri, non c’è alternativa. Esserlo sempre è come una malattia. E, credetemi, noi del Giornale non vogliamo mai guarire.