Tarr spreca un Simenon d’annata

Il titolo, L'uomo di Londra, invita: viene da un romanzo di Simenon. Ma il film di Béla Tarr stronca per lentezza, che la bella fotografia in bianco e nero non riesce a bilanciare. Le continue, lunghe inquadrature - con la loro monotonia assecondata dalla colonna sonora - devono rendere la monotonia della vita del personaggio principale (Miroslav Krobot). Perché sprecare un bel lavoro di ricostruzione e ambientazione? Il porto di Bastia, che si offre come sfondo, è meritevole di una seconda opportunità.