«Tartaglia ha un complice: gli ha passato la statuina»

MilanoGli investigatori sono scettici, ma lui insiste: «Forse qualcuno ha passato la miniatura a Tartaglia un attimo prima che la scagliasse contro il capo del Governo». Andrea Di Sorte domenica sera era in piazza Duomo e ora la sua testimonianza potrebbe spingere in avanti l’inchiesta sull’attentato al premier. Massimo Tartaglia ha dato e ridato la sua versione dei fatti: «Ho fatto tutto da solo, avevo con me quegli oggetti per paura che ci fossero scontri» e i poliziotti che hanno rivoltato la sua casa a Cesano Boscone si sono convinti che questa sia la verità.
Ma chi c’era ha avuto un’altra sensazione. «Avevo gli occhi puntati sulla folla che si accalcava alle transenne - racconta al Giornale il ventiseienne Di Sorte, coordinatore organizzativo dei club della libertà - perché cercavo tre o quattro ragazzi che non erano entrati come me e gli altri amici nello spazio riservato alle autorità e così ho notato quell’uomo. Voleva scavalcare le transenne, ma un muro umano davanti a lui glielo impediva e alla fine ha desistito. Poi ha fatto un movimento all’indietro, mi è parso che qualcuno gli passasse qualcosa, certo era buio e io non ho visto in faccia nessuno, ma lui ha preso la mira e ha scagliato qualcosa in testa al premier che era ad una distanza di un metro, un metro e mezzo. Da quel momento in poi non ho visto più niente, perché le guardie del corpo mi hanno chiuso la visuale. Dopo qualche secondo di incertezza e di paura ho scorto il premier che sgomitava per uscire dalla macchina. Voleva far vedere che stava bene».
In Procura pensano che Tartaglia abbia fatto tutto da solo, ma Di Sorte è convinto che ci fosse un complice: «Per me qualcuno gli ha passato quella miniatura. A me è parso un pacco avvolto nel nylon». Qual era il progetto del grafico di Cesano Boscone? «Sono sicuro che volesse avvicinarsi faccia a faccia con il Presidente - aggiunge Di Sorte - voleva utilizzare quell’oggetto come fosse un coltello e voleva fargli male, molto male».
Tartaglia è detenuto nella cella numero 4 del centro di osservazione neuropsichiatrica del carcere di San Vittore. Scrive, legge, guarda la tv. «Certo che l’ho colpito proprio bene», avrebbe detto dopo aver rivisto sullo schermo la scena dell’aggressione. Oggi l’uomo conoscerà il suo destino. Il gip Cristina Di Censo ieri l’ha interrogato per un paio d’ore, come prescrive la norma a garanzia dell’indagato: Tartaglia si è assunto di nuovo ogni responsabilità e, evidentemente incoraggiato dai suoi difensori, ha definito il gesto «superficiale, vigliacco, inconsulto». Il giudice ha registrato le sue parole e oggi deciderà se lasciarlo in prigione oppure cominciare un altro percorso. Gli avvocati hanno già chiesto il trasferimento in una comunità psichiatrica dove il detenuto potrebbe essere curato con maggior attenzione: la struttura in questione avrebbe dato la disponibilità ad accogliere Tartaglia dal 4 gennaio, intanto per i legali andrebbe bene anche un ospedale ma la Procura non è d’accordo. È stato personalmente il procuratore aggiunto Armando Spataro, uno dei magistrati più noti a Milano, ad ascoltare l’aggressore e Spataro ritiene che Tartaglia debba rimanere in cella. Potrebbe ripetere il gesto. Il gip sta valutando il quadro complessivo e ha ricevuto anche una relazione firmata da Lidia Mele, la psichiatra che da sei anni ha in cura Tartaglia.
Sulla carta, Tartaglia rischia una condanna pesante: fino a 5 anni e 4 mesi per il reato che gli viene contestato, lesioni personali pluriaggravate dalla premeditazione e dalla qualifica di pubblico ufficiale della parte offesa. «Quando Berlusconi si è avvicinato alle transenne, mi è venuto il sangue al cervello», ha spiegato lui, come a voler dire che l’aggressione è nata nella sua testa vacillante nello spazio di un secondo. Però si era portato da casa alcuni oggetti: un pesante accendino in quarzo e un frammento di plexiglass. Materiale che lascia immaginare una qualche forma di organizzazione e preparazione dell’attacco a Berlusconi. Il ritratto di Tartaglia che emerge dalle indagini va in questa direzione: a casa aveva ritagli di giornali e riviste che parlavano del premier. Era un uomo labile, ma con l’ossessione di Berlusconi. Due testimoni, intervistati da Striscia, avevano segnalato ad un agente lo strano comportamento di Tartaglia qualche secondo prima che lanciasse la miniatura. Ieri uno dei due ha confermato il racconto: l’atteggiamento era sospetto. Ma nessuno, per una ragione o per l’altra, ha prevenuto quel momento di follia.