Tartaglia innocente, il colpevole è solo Silvio

Le motivazioni dell’assoluzione: a scatenare l’attentatore, incapace di intendere e di volere, sarebbero stati il discorso di Berlusconi e il clima di scontro a Milano. Precedente pericoloso: chi si troverà in situazioni simili si sentirà giustificato

Subito dopo che Berlusconi si era beccato la statuetta in testa qualche politico si distinse sostenendo che un po’ se l’era cercata, vedi Rosy Bindi e Antonio Di Pietro. Forse la pensa un po’ così anche il giudice che ha assolto Massimo Tartaglia.
Il Tartaglia è stato assolto perché incapace di intendere e di volere. Ieri Repubblica ha pubblicato pezzi delle motivazioni di questa assoluzione scritte dal magistrato Luisa Savoia che si è occupata del caso. La situazione dello scagliatore di statuette «sarebbe stata acutizzata dal contenuto dei discorsi ascoltati»: si riferisce al comizio di piazza Duomo cui parteciparono vari politici del Pdl e fu concluso da Silvio Berlusconi. Ma non basta. Il comizio «ha determinato una situazione di conflittualità che ha avuto effetti scatenanti di impulsi etero aggressivi da parte di Tartaglia» in effetti era incapace di intendere e di volere però la causa scatenante è stato il contesto che lo ha condizionato a tal punto da scagliare la statuetta. Al perito elettronico Tartaglia è saltata la valvola. Ma sotto a quella valvola, nel circuito c’era il Cavaliere che, da ora in poi, potrà essere additato anche come reo di scatenare la follia. È vero, nel comizio della discesa in campo nel ’94 citò «L’elogio della follia» di Erasmo da Rotterdam ma mai avrebbe pensato di avere un seguace nel perito Tartaglia.
In Italia non è assolutamente una novità prendere il contesto nel quale si svolgono i reati come un elemento scagionante per chi i reati ha commesso. Quando sono le condizioni sociali nelle quali è vissuto il poveretto che ora è delinquente, quando sono le condizioni economiche, quando l’educazione che il delinquente ha ricevuto, ed ora il contesto politico esacerbato dal clima conflittuale creato da Berlusconi che per un pelo non è perito sotto i colpi del perito. C’è sempre una scusa, una scusante, insomma una spiegazione valida che scagiona il reo. Per la vittima c’è sempre tempo. Se però in una sentenza entra il clima politico come determinante una situazione che scagiona un pazzo da ciò che ha commesso ci sono un po’ di cose su cui riflettere ma in particolare due.
La prima. Se il Tartaglia era pazzo chi non doveva essere in quella piazza il giorno di Santa Lucia era per l’appunto il Tartaglia, non Berlusconi. E chi ha sbagliato non è Berlusconi che ha detto quello che ha detto (tra l’altro cose assolutamente civili) ma chi non ha controllato Tartaglia. Era in cura presso qualche struttura? Poteva circolare tranquillamente dove voleva senza controllo alcuno? Non c’è nessuno che è responsabile di tutto questo?
La seconda. Se non è guarito nel frattempo, ora chi lo controlla? Non c’è un tasso di pericolosità sociale nel suo essere a piede libero di cui dovrebbe preoccuparsi qualcuno e non il giudice ovviamente? Siamo tutti tranquilli così? Se non andrà più a comizi di Berlusconi o di suoi seguaci che creano un clima criminogeno se ne starà buono?
Queste sono domande che in Italia ci dobbiamo fare spesso perché troppi in Italia sono a piede libero senza controllo e commettono reati, omicidi, stupri ai danni di cittadini inerti e incolpevoli di alcunché.
Ma certamente ci preoccupa anche lo spirito che non vorremmo fosse dietro alle righe delle motivazioni di questa sentenza e che attribuiscono a Berlusconi la creazione di un clima incivile ed esagitato. Perché questo vorrebbe dire interpretare in modo assolutamente arbitrario fatti politici e farli divenire parte sostanziale del giudizio. Un fatto francamente inaccettabile.